Marco's profile• LA CITTÀ DEL RE (terre...PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
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9/28/2008 Editto reale numero XCV – Riflessioni sul teatro Qualche tempo fa sono andato a teatro a vedere Shakespeare. Non lui in persona (è un po' morto), ma alcuni dei suoi spettacoli. Ora, chi mi legge e mi conosce sa che ho fatto parte di una compagnia che si occupa di recitazione dialettale. L'ultimo spettacolo della rassegna si è svolto al Teatro Comunale, il più grande, elegante e celebre della città. Il biglietto non costa molto, ma neanche pochissimo, e visto che si tratta di dialetto (che io aborro) si potrebbe far pagare anche meno. Be', dicevo, l'ultima rappresentazione de La bbusciarda ha visto una sala strapiena, giovani e anziani elegantissimi e super-ingioiellati, la crème de la crème della città, completa di sindaco, assessori, e quant'altro.
Per Shakespeare, al contrario, si era fortunati se potevano contarsi quindici persone in sala. Gente comune, per così dire.
Ne ho parlato anche con V., durante le prove. Come si spiega il pienone per il dialetto e una moria per quello che è probabilmente il più grande Teatro di tutti i tempi?
V. mi ha risposto che forse si preferisce il dialetto per via di una questione di retaggio culturale: gli aquilani si divertono di più a sentire il dialetto piuttosto che annoiarsi con il complesso e architettonico linguaggio del Bardo.
Dal canto suo, un altro membro della compagnia mi ha risposto:«È ancora caldo, di questi tempi la gente non vuole andare a chiudersi dentro un teatro; quando abbiamo recitato noi, invece, era un periodo freddo.» Ritengo questa risposta un insulto all'intelligenza di qualunque cittadino, non mi degno di prenderla in considerazione. Non voglio credere che gli aquilani rifiutino di vedere Macbeth perché fa caldo.
Dunque rimangono ben poche opzioni. O gli aquilani sono naturalmente ignoranti (proprio uno status naturae)* oppure, malgrado la conoscenza del testo teatrale, scelgono di propria iniziativa di dare maggior credito a quella cosa infima che è il dialetto aquilano.
Io non sono in grado di capire. Cosa ne pensate?
*Queste parole in grassetto sono un'aggiunta a posteriori, a conforto delle menti più... ehm... sensibili (suscettibili?).
Ovviamente in questo punto c'è molto sarcasmo. Chi mi conosce lo ha compreso al volo. E dire che il destinatario di questo messaggio mi conosce da cinque anni. È chiaro che non mi sono svegliato pensando di dover assolutamente offendere per iscritto un'intera cittadinanza. Pertanto, alle menti sensibili, consiglio la lettura di questo sito in presenza di un adulto, che possa aiutarle a commentare senza necessariamente fare ricorso a espressioni offensive.
Editto reale numero XCIV – La cover italiana delle 'Fiabe' La casa editrice Salani ha reso disponibile sul proprio sito Web la cover (in alta risoluzione) dell'edizione italiana de Le Fiabe di Beda il Bardo, il nuovo libro firmato J. K. Rowling. Sarà possibile acquistarlo in tutte le librerie a partire dal prossimo 4 dicembre, avrà 128 pagine e costerà € 10,00. Della traduzione non si è occupata, come ci si potrebbe aspettare, la solita Beatrice Masini, bensì Luigi Spagnol in persona, il presidente della casa editrice. Anche la cover in sé è una novità: come già avvenuto per Il Quidditch attraverso i secoli e Gli Animali Fantastici: dove trovarli, il disegno non è stato affidato a Serena Riglietti, poiché esso ricalca la versione minimalista dell'edizione britannica, che riporta alcuni elementi delle illustrazioni interne disegnate dalla scrittrice.
Fai click qui per scaricare la cover.
9/26/2008 Editto reale numero XCIII – Perché ".tk"? Spesso mi è stato chiesto: "Ma perché il tuo sito è .tk? Che vuol dire?"
E io vi rispondo: perché qualunque altro dominio di primo livello ("l'estensione", per così dire, di un URL, ad esempio .it, .com, .org, .net, eccetera) si paga.
Vi aspettavate qualche spiegazione mistica? Denaro, amici miei, il volgar denaro.
A quanti di noi è capitato di dare l'indirizzo del proprio sito a qualcuno? Non è bello, in assenza di carta e penna, dire roba tipo: "Il mio indirizzo è acca-ti-ti-pi-duepunti-slash-slash-cittadelre-punto-spaces-punto-live-punto-com-slash", perché vi sputano in un occhio (se non in entrambi) e non lo visiteranno mai.
Il sito Web Dot TK – il cui link è reperibile anche nella cartella Siti interessanti, tra i Preferiti – permette di abbreviare i vostri indirizzi Web gratuitamente, previa registrazione. Inoltre, un altro aspetto a favore del .tk è che, paradossalmente, la gente lo ricorda molto meglio di un .it o un .com. Ovviamente, continuerete a dipendere da Windows Live, perché il vostro sito non verrà ospitato altrove: come già detto, si tratta solo di un'abbreviazione dell'URL.
In questo modo, un indirizzo come
è diventato
Come potete osservare, facendo click sul nuovo indirizzo, verrete automaticamente reindirizzati sul vecchio, con la differenza che difficilmente avreste ricordato quest'ultimo. Il dominio di terzo livello (www.) è trascurabile.
Se avete avuto, come me, problemi di 'spaccio' del vostro indirizzo Web, vi consiglio caldamente questo sito, utilissimo e facile da usare.
9/25/2008 Editto reale numero XCII – Cronaca di un esame Ne capitano di cotte e di crude, cari miei.
Lo scorso 18 settembre – data delle date, poiché si trattava del mio riverito compleanno – ho dato l'esame di Storia del cinema. Avrebbe dovuto avere inizio alle 11.00, ma sono arrivato in centro alle 9.00 per incontrare la cugina Ylenia e ripassare/studiare insieme. Lei sarebbe stata la prima; ha firmato il registro prima di chiunque altro, voleva togliersi il pensiero al più presto. Così mi ha ripetuto approssimativamente vita, opere, miracoli, morte e resurrezione di circa otto dei più grandi cineasti della storia. Sospetto fosse a conoscenza del numero di scarpe di Roberto Rossellini, o quanto meno della sua taglia di mutande.
Bene. Come dicevo, abbiamo ripassato nel piazzale della facoltà attendendo le 11.00, diventate poi 11.05, poi 11.15... Alle 11.25 il professore si è degnato si scendere sulla Terra e farci visita – assai poco gradita. Ylenia è stata torturata per venticinque minuti, ma se l'è cavata egregiamente. Fino alle 13.00, il prof. ha fatto l'esame a tre persone, quindi si è accorto che stava andando troppo lentamente e ha velocizzato il ritmo. Nel frattempo, il sottoscritto aveva sudori freddi e un accenno di tremito, mentre dall'ultimo banco tentava di carpire le domande rivolte all'esaminando di turno.
Insomma, tutto procedeva anche troppo tranquillamente. Non ci è voluto molto perché lei arrivasse. Parlo naturalmente dell'invasata del giorno.
Questa ragazza era seduta davanti a me e Ylenia, e dalle 11.25 alle 15.45 ci ha fissati mentre facevamo le nostre discussioni sulle domande poste. Così, senza motivo apparente, attraverso quelle sue lenti alla Milhouse e con l'espressione vagamente malvagia, ella ci fissava.
Al suo turno, Milhouse è stata chiamata dal professore; ha preso una sedia, l'ha posizionata accanto alla cattedra (dandoci le spalle) e ha iniziato a rispondere alle domande a voce così bassa che si sentiva la mancanza del suono di un organo. I suoi strascicati "uhm... ehm... cosa?" ci sono protratti per una decina di minuti.
L'espressione del prof. ha assunto quasi immediatamente un che di arcigno. «Mi scusi, potrebbe spiegarsi meglio?» Milhouse è arrossita violentemente e ha ripetuto di nuovo. «Ma... non è vero, è completamente sbagliato!»
Si è messa subito sulle difensive:«Non l'ho inventato. Sta scritto sul libro!»
«Sul libro, lei dice?»
«Sì, sì, è così!»
«Io, signorina, ho letto il libro. Non c'è scritto quello che ha detto lei.»
«Come? Ma certo che c'è. L'ho letto io!»
«Prenda il libro.» L'ordine è stato perentorio e non ammetteva repliche come "l'ho dimenticato a casa".
Quindi la ragazza si è alzata, è tornata al suo posto a testa bassa, ha preso il libro dalla borsa, ha trovato la pagina desiderata e poi ha portato il libro alla cattedra. «Ecco, è qui.», ha detto, indicando il passo giusto al prof.
Dopo alcuni secondi, quest'ultimo ha aggrottato le sopracciglia. Brutto segno. Poi ha arricciato le labbra. Pessimo segno. Infine, ha chiuso il libro e osservato rapidamente la copertina. Ha spostato lo sguardo sulla spaurita Milhouse. «Questo non è il libro che vi ho dato.»
«No,» ha ribattuto lei, «è un altro. Il suo non ce l'avevo, così ho studiato su questo, che era per un altro esame.» Ci siamo tutti portati contemporaneamente le mani davanti agli occhi.
«Scusi, lei non ha studiato sul libro giusto?»
«No.» Sfacciatissima.
«Andiamo avanti.» Sapevamo già come sarebbe andata a finire: con una bocciatura. Ma il prof. era gentile, e le ha dato un'altra chance. «Mi parli del film Ladri di biciclette.» Per l'esame, assieme al libro, era prevista la visione di dieci film.
«Ladri di... Non l'ho visto.» Ahia.
«Come, scusi?»
«Non l'ho visto.»
«Faceva parte del programma.»
«Lo so.»
«Perché non l'ha visto?» Mi sono chiesto dove quell'uomo trovasse tanta pazienza.
«Non li ho trovati.» Apriti cielo, era passata al plurale!
«Neanche gli altri?»
«No.»
«Vuol farmi credere che lei non ha trovato in nessun negozio, noleggio o videoteca film diffusi come Ladri di biciclette e Roma città aperta? Non posso crederci!»
«Non ci sono riuscita.»
«Lei non ha studiato il libro e neanche visto i film, eppure si trova qui. È sconcertante.»
E qui la genialona ha deciso per il peggio, l'autogol:«Abito lontano, non sono aquilana!» Con questo, intendeva forse dire che non aveva neppure seguito le lezioni. «Ma guardi che nessuno ha visto i film, eh! Io, almeno, ho trovato le trame su Internet. Tanto è uguale, no?» E mentre pronunciava queste parole, la sua faccia diceva "pappappero!". E mentre la sua faccia diceva "pappappero!", la penna del professore cancellava il nome di Milhouse dall'elenco.
«Facciamo finta di niente, ci rivediamo la prossima volta...»
«Eh, la prossima volta è uguale.»
Ira furente del prof. «Per la prossima volta, lei studierà, altro che uguale! Arrivederla!»
Così liquidata, è uscita rumorosamente dall'aula, a testa alta e con portamento fiero. E dire che aveva pure cercato di origliare qualcosa di utile mentre Ylenia mi aiutava a ripassare... Va be'.
Mi dicevo, okay, la parentesi comica è finita, bentornato terrore. Non sapevo cosa si stava avvicinando.
Alcuni studenti più tardi, si è fatto avanti un signore di sessant'anni circa, anche lui esaminando. Non saprei come riportare qui il suo accento, però vi dico che era siculo, una parlata identica a quella del Padrino.
«Buon ggiòrno, professòre.»
«Salve, mi parli del concetto di modernità nel cinema.» Sbrigativo, non ne poteva già più.
«Eh, be', chè ddire? All'epoca, no?, c'era quèshto gran bisògno di riprendere solo cose reali, gniente di inventato, inzòmma.»
Il prof. poggiava la testa su entrambe le mani. «Prosegua.»
«Era il concètto di reale, no? Mi spiègo, signor professòre. Il pubblico di quei tempi or sono (!) era stufo dei quèshti kolòssal americani, e voleva vedere solo cose vère. Senza il reale, la gente non potèva vedere la realtà, e senza la realtà, che ddire?, non conosceva le cose vère.»
È andato avanti con queste frasi del cavolo per un bel po', mentre il prof. era lì lì per cadere in trance. «Mi scusi se la interrompo. Lei è qui che parla da dieci minuti, ma praticamente non mi ha detto niente.»
«Eh, be', gniente... qualche cosètta, diciamo.»
«Mh. Mi parli del capitolo dedicato a Renoir.»
«Eh, be', Renuà è sempre la stessa cosa. Grande pèrsonaggio! Figlio di Renuà, il pittòre... Ci teneva al realismo: senza realismo, la gente non capirebbe la realtà e...» E ha ricominciato.
Il professore ha scelto di andarci leggero:«Senta... lei non mi sta parlando del libro.»
«E si capisce! Mica sono d'accordo con quèllo che ci shta shcritto. Che senso ha ripètere a memoria se non sòno d'accordo?»
«Un'altra domanda, permette? Perché lei frequenta l'università?»
Il tipo si è tirato gli occhiali in cima al naso con aria saggia. «Perché volèvo sèguire i còrsi di cinema. Mi piace, a me, il cinema. Non miro alla laurea, io, sono già ingegnere e lavoro, però qua mi diverto.»
Sospirone del prof. «Lei capisce che non posso trattarla come uno studente più giovane. Potrei metterle 18 o 30, e a lei non cambierebbe nulla.»
«Ma pure 24 va bene.»
Generale distesa di occhi sgranati, quindi il pazientissimo, santissimo e generosissimo prof. lo ha mandato cortesemente via, riprendendo gli esami.
Me la sono cavata benone anch'io: non vi sareste sentiti più preparati anche voi, dopo personaggi simili?
Alla prossima!
9/23/2008 Editto reale numero XCI – Comunicazione di servizio Salve, gente!
Alcuni giorni fa notavo che, su altri computer, questo sito non viene visualizzato come io lo visualizzo sul mio. Tanto per cominciare ci sono ai lati due grosse strisce azzurre, dovute alle diverse larghezze dei vostri schermi. Il mio monitor è modesto, dunque vedo solo ciò che sta dentro i confini di questo sfondo 'glaciale'. Ergo, non posso farci nulla.
Coloro che utilizzano come browser Mozilla, hanno dei piccoli inconvenienti; ad esempio, cliccando su una qualsiasi voce dei Preferiti, la nuova pagina verrà loro aperta in due finestre identiche. Di nuovo, avendo io Internet Explorer e non capendo una ceppa di Mozilla, non posso farci nulla.
Se avete suggerimenti su come io possa risolvere questi problemi, segnalatemelo.
Una cosa, però, posso farla. I caratteri di scrittura che uso qui non si trovano su tutti i computer, dunque, se questo è Verdana, forse qualcuno lo visualizza, che so, come Times New Roman. Dunque ho creato la cartella Fonts, che trovate nella colonna di sinistra, nel modulo 'File'; tutti possono accedervi e scaricare la cartella compressa contenente i fonts necessari a una corretta visualizzazione, completamente gratis. A quanto sembra, gli utenti di Mozilla possono vedere il modulo 'File', ma non la cartella al suo interno; a loro consiglio di cliccare sulla parola 'File': da lì, potranno effettuare tranquillamente il download.
A chiunque riesca di reperirlo o lo abbia in partenza, chiedo di inviarmi il font Segoe UI, che in Rete non riesco a trovare, in modo da poterlo aggiungere immediatamente alla cartella.
Prossimamente per voi la risposta all'annosa domanda: perché ".tk"?
Alla prossima!
9/22/2008
9/18/2008 Editto reale numero XC – Today is the day Ma pensa te! Ma roba da matti!
Ben ventuno anni fa (ebbene sì!) io nacqui, venni al mondo, alla luce, fui partorito, generato, apparvi e comparii su questo pianeta, mi sono manifestato tra voi (o mortali).
In breve, è il mio compleanno. Che forza, sono nato da un sacco di tempo, da non crederci!
Non solo, ho anche sostenuto l'esame – sì, oggi! – di Storia del Cinema, accaparrandomi il mio bravo 27. Gioia! Grazie infinite alla cugina Ylenia: indispensabile, santa, manna dal cielo, pozzo di sapienza e altre cose di questo genere, senza la quale non ce l'avrei mai fatta. Thank you, cugi!
Alla prossima!
9/14/2008 Editto reale numero LXXXIX – Diffide ufficiali Okay, sì, sono vivo. Vado avanti a recensioni per il semplice fatto che altrimenti dovrei studiare per un esame, e potete immaginare quanto la cosa mi attiri. Le cose procedono bene, ho informato i registi vecchiacci che lascio la loro compagnia e per tutta risposta mi hanno consigliato il corso del figlio – molto di parte, tutto ciò.
E, a proposito, di vecchiacci...
Avrete notato tutti che l'esperimento al CERN ha avuto successo senza provocare la fine del mondo. Anche se un giornalista di Repubblica, spiattellato in prima pagina (!) il giorno seguente, sostiene che un buco nero si è effettivamente formato. Secondo la sua teoria, dall'altra parte si trova Terra 2, un pianeta quasi uguale al nostro, ma avente delle non meglio specificate differenze a livello atomico. Comunque sia, che ci troviamo o no su Terra 2, mi chiedevo come mai Joseph non abbia detto la sua. Insomma, hanno tentato di ricreare il Big Bang, la Creazione, signori. Uguale, l'uomo può creare proprio come fa il dio cristiano. Così Joseph è rimasto in silenzio per un po', pensando a quel che era meglio dire in proposito. Ed ecco che al Tg di ieri mandano in onda proprio lui, che dice ai suoi fedeli di stare attenti. A cosa?, mi chiedo. Risposta di Joseph: gli uomini di buona volontà devono rifuggire i falsi idoli, tra cui il denaro, la sete di potere e la conoscenza.
La conoscenza.
La conoscenza?
Joseph, tu stai fuori! Questo vecchiaccio rincoglionito, incartapecorito, omofobico, bigotto e tremendamente somigliante al cattivo dei Sith, ci sta dicendo di non procurarci la conoscenza!
![]() ![]() Dobbiamo rimanere ignoranti, così lui avrebbe finalmente qualcuno con cui poter fare conversazione. Papino ci dice di fare del bene (ha detto proprio così) anziché rincorrere questi "idoli", che distolgono l'uomo dal suo vero Fine.
Torniamo all'età della pietra! Palpatine ci vuole succubi di Dio, senza scampo.
Io dico qui, ora, ciò che ho sempre detto a ogni cristiano che conosco: leggete il vostro testo sacro. Non conosco neanche una persona credente che abbia letto quell'antologia di racconti che va sotto il nome di Bibbia. Leggetela, rideteci su, perché è piena di violenze, perché Dio punisce a suo piacimento, perché muoiono quasi tutti in modo atroce! Il dio cristiano tiene i fedeli in ostaggio per tutta la vita: o fanno i buoni, o finiscono tra i diavoletti cattivi.
Quel vecchio, e mi riferisco ovviamente al papa, è ingerente e intollerante, e pretende che la gente gli dia retta.
Ribellatevi contro le parole di questo signore! Credete o non credete, come vi pare, ma non date retta a Natzinger. Vi prego!
9/10/2008 .
9/7/2008 .
9/5/2008 .
9/3/2008 Editto reale numero LXXXVIII – Mai zitti? Come potete leggere qui e qui, la Chiesa ha deciso di continuare a occuparsi di medicina. Dopo aver messo bocca nel discorso a proposito dei preservativi (e faccio notare che essere contro i preservativi significa essere a favore dell'AIDS), da ieri ha detto la sua anche su trapianti e morte cerebrale.
Dico la mia sull'argomento. Se qualcuno si trova in stato di coma, non è morto. C'è gente che si sveglia dopo trent'anni, quindi c'è possibilità di risveglio per tutti, non se ne può decretare la morte. Al contrario, se i medici decretano la morte cerebrale, non c'è nulla da fare: nessuno può riaversi dalla morte cerebrale. Le macchine possono mantenere in vita un corpo a oltranza, ma se il cervello è spento allora quello non è più un essere vivente, ma il mero simulacro dell'umano che è stato.
Un trapianto, invece, può salvare una vita (o più d'una). Se in Vaticano dicono che i trapianti sono obsoleti e la morte giusta, allora ne deduco che in Vaticano hanno il fetish per la morte.
Non voglio parlare di nuovo male delle istituzioni ecclesiastiche, però mi pongo una domanda: perché si intromettono in branche della cultura di cui non sanno nulla? Cosa capisce un prete/vescovo/altro di medicina? Dovrebbero star zitti, ma non lo fanno. La Chiesa si è sempre comportata come una suocera pettegola e continua a farlo. Spero che presto arrivi una nuora abbastanza arrabbiata da spararle in fronte.
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