Marco's profile• LA CITTÀ DEL RE (terre...PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
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8/27/2009 Editto reale numero CXVIII – Pensieri sotto la pioggiaPioggia su plastica. Può sembrare banale da dire, ma all'interno di una tenda i rumori entrano con più facilità, rispetto all'interno di una casa. Casa, mattoni e cemento. Tenda, plastica e... plastica. Il temporale è arrivato dopo un maestoso, roboante preavviso in lontananza. È un tamburellare incessante. Snervante, quasi. Abbiamo dovuto spegnere la TV, non riuscivamo più a sentirla. E abbiamo spento qualunque cosa necessitasse di elettricità, fuorché i telefoni cellulari. Stavo leggendo un romanzo di Leavitt. Strano, ma la pioggia insistente non mi dava fastidio; strano soprattutto perché stavo leggendo di un litigio tra Eliot e Philip – bel nome, Eliot. Mi sono detto: 'Bene, scrivo qualcosa, finché dura la pioggia, finché c'è un po' di atmosfera e d'ispirazione.' Ora aggiungo: 'Di qualunque cosa si tratti.' La mamma, sul letto accanto al mio, è al telefono con mia sorella, la sta informando sugli ultimi fatti di due ragazzine della tendopoli. Mi chiede una precisazione in merito, ma ribatto "Non rispondo, non le interessa", per non essere pettegolo. Odio parlare di altre persone a terzi. Questa città è puerilmente fondata sul pettegolezzo. Gente senza argomenti di conversazione seri, gente priva di occupazioni nel tempo libero. Priva di arte. È l'ora di cena, la nonna mi impone fretta. La pioggia cade meno fitta. I tuoni rammentano vagamente il rombo della terra, mentre io mi chiedo se questo modo di concludere potrà apparire anche lontanamente poetico, chissà perché, a Sara. 8/19/2009 Editto reale numero CXVII – Dell'editoriaSpesso capita di imbattermi nell'annosa questione delle edizioni economiche. Partiamo da un concetto che, con mia grande sorpresa, è semisconosciuto: cos'è l'edizione economica di un libro? Quando un libro viene tradotto per la prima volta o, nel caso di autori nostrani, viene pubblicato nella sua primissima edizione, il suo prezzo sarà (senza molta ironia) astronomico. È certo che nessuno potrebbe acquistarlo con la misera, ahimé, cifra di quindici euro, anzi, non di rado si oltrepassa la soglia dei venti. L'Italia è già una nazione che non brilla se non per il vino e le donne, figurarsi per la diffusione dell'arte della lettura. Quanti, infatti, sono coloro disposti a spendere la bellezza di sessanta euro per la nuova trilogia superfamosa? Quanti ne spendono un terzo per l'ennesimo best seller d'autore? Come si può facilmente immaginare, la risposta è ben pochi. Cosa accade, allora, all'opera in questione? Come possono le case editrici fare in modo di vendere su larga scala quel volume così apprezzato? L'edizione economica esiste per ovviare questo problema. Le differenze tra le due edizioni sono molteplici. Una primissima stampa del libro presenta una copertina cartonata o rigida che dir si voglia più grande del formato delle pagine all'interno; potrebbe esserci anche una sovraccoperta, che non necessariamente ricalca la copertina rigida e che viene accompagnata da slogan o mini-recensioni di altri scrittori più o meno famosi; i caratteri sono a dir poco da orbi, e in questo modo il libro acquista un maggiore spessore, creando l'illusione di un incredibile sforzo dell'autore, del traduttore/correttore di bozze e della casa editrice tutta; infine, il prezzo è alto. Un'edizione economica è l'esatto opposto. La copertina è morbida (termine, questo, che crea confusione, della quale mai cesserò di domandarmi il motivo), vale a dire che... non è dura, bensì molto più elastica e quindi soggetta a maggiori danni dovuti al tempo o al cattivo mantenimento del volume; la sovraccoperta è solitamente assente, e questo smaschera inganni e inficia il bisogno di slogan; la suddetta copertina possiede di solito il medesimo formato delle pagine; i caratteri sono più piccoli e il libro appare per la sua effettiva lunghezza; il prezzo sfiora la metà di quello della primissima edizione. Ovviamente sorge una domanda. Perché non si stampa direttamente in edizione economica? In questo modo, il libro si diffonderebbe con maggior velocità e sarebbe fruibile per lettori di qualsivoglia budget. Una prima e apparentemente sensata risposta potrebbe suonare più o meno così: perché, in questo modo, la casa editrice verrebbe a conoscenza dell'effettivo livello di gradimento da parte del pubblico, che è disposto a spendere molto pur di leggere il nuovo libro e dimostrando la futura utilità di un investimento da parte dell'editore per creare l'economica. È una buona risposta solo al sessanta percento. Certo nessuno vorrà negare le volontà rapaci degli editori che, inutile dirlo, ci guadagnano di più. Ci sono poi le dovute eccezioni, che però non vanno a favore dell'editore. Una piccola digressione per spiegarmi meglio. Capita fin troppe volte, in special modo negli ultimi tempi e nel campo della letteratura fantasy, di mandare in stampa autori scadenti, ridondanti, infantili e generalmente sciocchi. Indecenti, perfino. Certo, si dica quel che si voglia, si difenda l'onore di genere con le unghie e i denti, ma il fantasy continua a essere irrimediabilmente ritenuto 'l'economy class' della letteratura dai più, motivo imputabile senza ombra di dubbio all'ignoranza che galoppa libera e nuda nel bel paese. Ciò nonostante, anche per questi scrittori esistono le primissime edizioni che, a ragion veduta, possiedono le caratteristiche di cui sopra, unite alla maestria (assolutamente fuori discussione) dei migliori disegnatori. Tuttavia, il fatto curioso si presenta nelle economiche. Anche lì i caratteri sono da orbi. Questo, però, non accade per tutti: le economiche di George R. R. Martin sono stampate in quelli che vengono generalmente definiti 'microcaratteri'. Lo scrittore valente ha scritto il suo nuovo tomo, che il pubblico desidera leggere. Bene, caratteri piccoli, meno pagine, prezzo un tantino alto ma ancora accessibile. Ottimo, lodi sparse. Le economiche di Licia Troisi hanno caratteri enormi, copertine da favola e prezzo di nuovo un tantino esoso: il mix ideale del libro che nasconde un tranello. Se la Troisi fosse brava, che bisogno avrebbe di ricevere un trattamento diverso da quello riservato a maestri del calibro di Martin? Tralasciando il discorso dei disegni di copertina, perché non ridurre anche i suoi caratteri, diminuendo lo spessore e abbassando, come giusto e meritato che sia, il prezzo? Si torna al discorso dei rapaci. Ignoranza vaga nuda, non dimentichiamolo. Esempio. Immaginiamo una qualunque bimbaminkia che entra in libreria coi soldi spillati di fresco a mammina. Cosa vede? a. Martin. Guerrieri rozzi in copertina; lunghezza inarrivabile (che torto, giudicare dal numero di pagine!); e infine... "Così piccolo? Neanche riesco a leggere le prime due righe!"; b. Troisi. Copertina strafiga – Barbieri è il mito che merita essere –, in cui spiccano tipe toste armate di spade, coltelli e pugnali; prezzo identico a Martin; e... colpo di grazia! "Bella, almeno qua riesco a leggere. E la tizia è come mi sento io dentro!" (Continuate a ripetervi cose così, bimbiminkie, e vi convincerete che sia vero.) Triste scenario, ma vero, a ben pensarci. Troisi e Meyer sono solo alcuni dei nomi elevati fino all'Olimpo Scrittorio da orde di ragazzine delle medie che credono di essere guerriere adulte o sfigate destinate a sposare oscuri ragazzi pallidi e bellissimi ("gnokki", se mi si passa la citazione). Se un adulto volesse avvicinarsi al fantasy, cercherebbe prima di tutto un best seller, e troverebbe inevitabilmente questi nomi. Ho avuto la prova diretta di questo, una madre che affermava di voler comprendere l'amore del proprio figlio per questo genere e che ora, dopo i vampiri figotti, lo ritiene un poco tardo. Esiste poi il discorso degli esordienti (non me ne vogliano). Specie in Italia, è difficilissimo spedire un manoscritto a un qualunque editore e vederselo subito accettato e pubblicato. È più facile che si venga subissati di rifiuti e costretti a rivolgersi altrove. Qui potrei parlare di Lulu.com e del controsenso costituito dal fatto che sia lo scrittore a pagare l'editore per vedersi pubblicato, ma non è il caso. Cosa succede, si diceva, quando uno scritto viene accettato? Si entra a diretto contatto con l'editor, si stabiliscono i contatti del caso con la casa editrice in generale e al novanta percento ci si assicura la strada spianata anche per altre future opere. Ma ecco la cosa strana. L'esordiente che ha la fortuna necessaria (o il talento, naturalmente) per finire sugli scaffali delle librerie, spessissimo costa decisamente troppo. Per carità, magari l'autore non ha nulla a che vedere con il prezzo – pensare a un accordo tra lui e l'editore suona come una pazzia –, ritengo anzi che si decida tutto in una riunione di redazione o roba simile. Il punto, però, è: sarà giusto? È giusto che io spenda cifre da capogiro per le opere di Eco, Tolkien o Conan Doyle e debba poi pagare quei cinque-dieci euro di troppo per una persona che magari scrive divinamente ma è del tutto sconosciuta? Si può essere molto propensi a pagare € 55 per l'edizione in volume unico di Alla ricerca del tempo perduto di Proust, così come ce la presenta Einaudi. Proust è Proust. Ma che mi dite di, non so, Pierdomenico Baccalario, G. L. D'Andrea o altri? Ripeto, non me ne vogliano, ma sono stati pubblicati sin dal primo momento a prezzi alti. Io voglio conoscere bene il talento di qualcuno, prima di sborsare certe cifre. Almeno il primo volume, e questo è il succo della faccenda, deve costare poco. Non posso comprare un libro, pagarlo tanto e poi scoprirlo ripieno di cavolate (specifico che non mi riferisco ai due autori sopracitati, non li ho letti). Devo essere certo che l'autore valga la mia spesa, non vedo alcunché di strano, in questo. Se siete bravi, se siete eccelsi, si vedrà in futuro. Se avete intenzione di scrivere solo un libro, mi dispiace per voi. A me dispiace, va da sé. All'editore no, perché tanto vi pubblica comunque a prezzi da galera, guadagnandoci vergognosamente. Perché è davvero, davvero, davvero raro che chicchessia meriti al primo colpo di essere definito astro nascente, genio o erede di Pinco Pallino. Questo secondo una certa logica, cui si può ricorrere senza pensarci troppo. Io ritengo invece che anche le grandi opere debbano essere vendute tutte a prezzi minimi. La cultura deve poter essere alla portata di tutti, e i libri sono cultura. Tolkien merita senza dubbio i soldi che Bompiani mi richiede, i suoi libri sono indiscussi capolavori, ma magari qualcuno non ha la disponibilità economica di acquistarli. Perché non si pensa a questo? Un libro, comunque sia, prescinde la bravura o meno dell'autore. I libri, e questa è un'ovvietà disarmante, esistono in molteplici copie. Non sono unici, come la Monna Lisa, come la Torre Eiffel. Sono tanti. Non vedo motivo di farli pagare come fossero tartufi bianchi. Termino qui la digressione sulla validità di contenuto in relazione al prezzo, per arrivare finalmente a parlare delle... Edizioni tascabili. Che roba sono? Sono libri che hanno venduto così tanto da oltrepassare il complimento di best seller e che meritano d'essere venduti a meno di sette euro, così che tutti possano apprezzarli senza esborsi. Una volta il prezzo si aggirava attorno ai cinque euro (ottimo), ora arrivano anche a € 6,90, ma si tratta comunque di un notevole risparmio, rispetto agli iniziali venti. Unica ma inevitabile pecca, i caratteri rimpiccioliscono ancora. Ostacolo aggirabile, d'altronde, gli occhiali da lettura servono a questo. Grandi titoli, poco prezzo: mi sembra accettabilissimo, persino quando il best seller in questione è l'ennesima idiozia da bimbominkia. Ma tutto ciò impallidisce di fronte ai... credo si possano tranquillamente chiamare feticisti. Per una persona affetta da feticcio letterario non esistono edizioni economiche né tascabili. Solo ed esclusivamente edizioni cartonate, di qualunque titolo/autore si tratti. Una cosa che, personalmente, non concepisco. Cos'è, a conti fatti, un libro? Testo. Immagini, tutt'al più. Allora che importa della carta? Delle sovraccoperte? C'è chi pensa che possedere il primo volume cartonato di una trilogia (o i primi due) implichi un qualche obbligo ad acquistare anche i rimanenti nella medesima edizione, nonostante il fatto che siano disponibili delle economiche. "Perché il dislivello è brutto", "Anche l'occhio vuole la sua parte", "Motivi estetici", "La 'scaletta' sullo scaffale è inguardabile", "È una collezione, punto"... Che dire? Buon per chi lo pensa, buon pro vi faccia, ma sta di fatto che avete speso più di quanto avreste potuto risparmiare. A parte l'estetica e le presunte collezioni, dunque, a cosa è servito? E non voglio parlare degli stolti (uso un termine gentile) che comprano lo stesso libro in diverse edizioni perché "hanno la copertina diversa". Da questo discorso si può evincere facilmente come chi scrive non disdegni l'editoria elettronica. Proprio perché il libro è testo, trovo futile parlare di supporto. Dipende solo dal periodo storico. Alcuni ritengono che sia 'freddo' leggere un testo sul PC, sul proprio telefonino o su un lettore di eBook, poiché non si ha a disposizione l'odore della carta o dell'inchiostro. Immaginate cosa potrebbero aver pensato coloro che, secoli fa, erano abituati alla pergamena. Cos'è, questa 'carta'? E questo inchiostro? L'odore e il colore sono diversi da quelli che usiamo di solito. Queste considerazioni non hanno però impedito l'evoluzione dell'oggetto, l'avvento della carta stampata. Allo stesso modo, l'eBook è l'evoluzione rispetto alla carta. Alcuni quotidiani pubblicano esclusivamente on-line, molte persone non comprano più il giornale in edicola perché consultabile gratuitamente sul sito, il Times ha deciso che entro il 2012 cesserà del tutto le sue pubblicazioni cartacee e passerà all'elettronico. Evoluzione. I dinosauri, volenti o meno, sono diventati uccelli. Le scimmie primordiali, volenti o no, sono diventate esseri umani (alcune sono rimaste scimmie, ma questa è una storia che riguarda il governo Berlusconi, e non voglio uscire fuori tema). Esistono case editrici tutte virtuali, che vendono i propri titoli in qualunque formato si desideri (.doc, .lit, .pdf, .rtf, .odt, .txt, .epub, .mobi, .html, eccetera), e ovviamente esiste anche la pirateria. Per taluni questa è una novità inaudita. Così come esiste la pirateria per DVD e CD, esiste quella per i libri. Una persona qualunque compra uno scanner apposito, scansisce i singoli volumi, li salva nei formati voluti e li mette on-line, disponibili sui programmi di file sharing. Qualcuno sta storcendo il naso, immagino i feticisti. Sono in parte d'accordo. E dove finisce il diritto d'autore? Nel cesso, proprio come nel caso di film e musica; proprio per questo si parla di pirateria, in fondo. Esiste, pace. Ma per quale motivo esiste?
![]() La cover italiana de Il battello del delirio, Fanucci editore La fama di Martin risorse quasi inaspettatamente grazie al successo della sua saga Le cronache del ghiaccio e del fuoco. Mondadori si premurò di pubblicare subito altri suoi libri di cui possedeva i diritti, ma Fanucci non rivendette i propri e rimase silente. Anche ora rimane silente. E non gli conviene. Non c'è alcuna traccia di quel libro in nessun database di nessuna libreria mi sia mai capitato di visitare, non risulta in nessun bookstore on-line. Ce n'era un'unica copia su eBay ma, trattandosi di un'asta, per comprarlo ci sarebbe stato il bisogno di essere uno degli eredi Hilton. Aggiungiamo il diffuso problema delle lingue. Chiunque potrebbe acquistare una copia in lingua, ma non sono poi molti coloro che comprendono le lingue straniere. Sul sito di Fanucci risulta la totale assenza delle copie di magazzino, richieste e spedite agli interessati. Perché neanche allora ci si è mossi, una volta vendute tutte le copie, anche le rimanenze di magazzino? Qualcosa avrà pur voluto dire. Non si trattava forse di un'evidente richiesta di mercato? Silenzio. Motivo? Oscuro. Inviai quindi un'e-mail a Fanucci, facendo loro notare come la fama dell'autore fosse in risalita e consigliando la ristampa del 'battello'. Mi fu risposto: "Gent.le lettore, ringraziandola per averci contattato la informiamo che il suo messaggio verrà inoltrato al responsabile editoriale. Cordiali saluti." A oggi, a distanza di quasi sedici anni dalla prima traduzione, Il battello del delirio attende ancora che l'editore si strappi di dosso le ragnatele e riprenda gli organi dai canopi. Alla luce di tutto questo, cosa può pensare una persona che, usando eMule, trova il libro in questione? Vi prego di prestare moltissima attenzione: stiamo parlando dell'unico modo, il solo a disposizione, la rimanente e remota maniera di leggerlo. La possibilità. Cosa fare? Lo ignoro perché illegale? Mi iscrivo a CEPU per imparare l'americano? Mi dispiace, no. Deve essere nell'interesse dell'editore la ristampa di un romanzo che ha tutti i presupposti per vendere parecchio. In questo momento, poi, in cui spopolano le storielle idiote della Meyer e della Schreiber! Lo dico da lettore vorace e non mi interessa se faccio pubblicità: Il battello del delirio è il più bel romanzo a tema vampiresco che abbia mai avuto occasione di leggere, migliore persino del Dracula di Bram Stoker. Per cui, rispondo alla domanda "Cosa fare?" Doppio click sul risultato della ricerca. Non solo ho voglia di leggerlo, ma ho l'innegabile diritto di farlo. Scarico, download. Niente soldi a Martin, niente introiti a Fanucci né a CEPU. Ci siamo solo noi e l'occasione di leggere il romanzo. Afferrarla è quasi una questione di principio. Chiedo scusa per l'abuso di corsivo, ma ho voluto dare particolare risalto a più cose che lo meritano. |
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