Marco's profile• LA CITTÀ DEL RE (terre...PhotosBlogListsMore Tools Help

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    7/27/2009

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    Il meraviglioso paese oltre la nebbia
    (Sachiko Kashiwaba, Kiri no Muko no Fushigina Machi, 1995)
     
     
      Rina è una qualunque bambina giapponese. Nessuna grande ricchezza, niente eccellenze scolastiche e neanche super poteri di qualche tipo. Tutti gli anni le tocca andare in vacanza nello stesso posto, ma suo padre decide di sorprenderla: dopo averle donato un buffo ombrello, le comunica che quest'anno dovrà recarsi sola presso alcuni parenti nella lontana Valle della Nebbia. Inizialmente entusiasta, Rina parte da Shizuoka, cambia treno ben due volte e arriva in stazione fiera di se stessa per essere stata in grado di viaggiare senza l'aiuto del padre. Non trovando nessuno che la aspettasse, chiede informazioni a un poliziotto, che le comunica che prima di arrivare effettivamente alla Valle della Nebbia c'è da scarpinare un po'.

       Rina non sa che non arriverà a destinazione, non sa che oltre la nebbia ci sono luoghi e incontri che poteva immaginare solo nelle sue fantasie, non sa che quello non è affatto un semplice ombrello...

     

     
     
    Se esiste un romanzo che meriti in pieno l'appellativo di 'strano', ecco, quello è senza dubbio Il meraviglioso paese oltre la nebbia. Inutile dire che si tratta di un testo assolutamente sconosciuto in Italia, e con lui la sua autrice. Io stesso ammetto di averne sentito parlare la prima volta soltanto dopo l'uscita del film La città incantata, di Hayao Miyazaki, dal momento che questo è il libro che lo ha ispirato.

       Romanzo breve, fiaba, poesia in prosa... sono molteplici i generi cui questo testo può dirsi appartenente. La prima constatazione del lettore credo sia universalmente l'innegabile somiglianza con Alice nel paese delle meraviglie, di Lewis Carroll, con la differenza che qui non si lascia nulla al caso o alla fortuita interpretazione personale dell'acquirente. Tutto è (apparentemente) nonsense, tutto è illogico e leggero, ma ogni cosa ha una sua collocazione all'interno della trama; i personaggi, che sulle prime potrebbero apparire come sciocchi o infantili, risultano infine indispensabili e... be'... adorabili. Capita anche fin troppo spesso che un lettore si affezioni ai personaggi di un romanzo, ma non avrei mai creduto che alla parola "Fine" avrei provato il desiderio assurdo di voler stringere tra le braccia la signora Picotte, e chi lo ha letto sa che tipo di persona sia la signora Picotte. La Kashiwaba, nella nota finale, afferma di essersi ispirata a Mary Poppins e a Le cronache di Narnia (cosa, questa, che le rende onore solo a metà): "[...] presa dalla voglia di visitare Narnia, pensai a vari modi per riuscirvi.

       Ogni volta che leggevo un libro, in qualche modo, pensavo a come avrei potuto avvicinarmi al suo mondo."

       Queste sono le parole di quella che mi azzardo a definire una scrittrice seria. Lei non scrive per soldi, né per autocelebrazione, bensì per amore, amore per quel che legge e per ciò che lei stessa riesce a creare. Ricordando le parole del signor Coriandoli nel film La storia infinita, "Non sei mai stato il capitano Nemo intrappolato nel tuo sottomarino, mentre la piovra ti sta attaccando? E non tremavi all'idea di non farcela?" Bastian risponde: "È solo un libro..." Purtroppo è una triste verità che ha portato a un distanziamento nei confronti della lettura. Non tutti sanno calarsi nello spirito di un racconto, non tutti esultano per la disfatta di Dracula, o piangono per la caduta di Gandalf a Moria. Altri, al contrario, manifestano un'affinità particolare e assolutamente unica con il testo che hanno davanti, tanto da spingersi a un punto tale che neanche l'immedesimazione con i protagonisti è più sufficiente; accade allora che non si viva più la storia come se ci si trovasse nei panni del protagonista, ma si desidera di trovarsi al posto del protagonista. Una differenza estremamente sottile. Se stessi in qualità di protagonisti, magari facendo cose che nel testo non avvengono. Uno stravolgimento così grande da travalicare i confini posti dall'autore o dall'autrice. È ciò che si verifica leggendo questo piccolo romanzo, anche se non si tratta di chissà quale meraviglia epica o avventurosa. Semplice, lineare, brillante.

       C'è il rischio, come avviene troppo volte in questo Paese allo scatafascio, di trovarlo nella sezione, ehm, 'bambini' delle librerie, accanto a indiscussi capisaldi dell'infanzia come Il mastino dei Baskerville e Il ritratto di Dorian Gray.

       Buona lettura.
     

    7/7/2009

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    'Saga di Twilight'

    (Stephenie Meyer, 'Twilight Saga':

    1. Twilight, 2005;

    2. New Moon, 2006;

    3. Eclipse, 2007;

    4. Breaking Dawn, 2008)

     

     

      Bella Swan è cretina. È bene che si parta da questo indispensabile presupposto.
     
      Twilight, o del crepuscolo intellettivo.
     
    Bella parte dall'assolatissima Phoenix, poiché sua madre, per assurdo ancora più cretina di lei, si è trovata un secondo marito, il cui lavoro consiste nell'allenare una squadra di baseball itinerante. Indi per cui, la povera piccola Bella non può restare con loro, e si trasferisce dal padre a Forks, cittadina umida e grigiastra.
     
    Qui la nostra cerebrolesa eroina deve rifarsi una vita. Un'automobile ce l'ha già, quindi il suo più grande dilemma è sopravvivere ai nuovi compagni di scuola, che ricordano i vecchietti pettegoli di un paesotto di provincia. Poteva essere forse questa, la storia? No. La scuola di Bella è frequentata da un'elegante combriccola di ragazzi, generalmente ritenuti meravigliosamente belli e da saliva alla bocca. Il più fighetto si chiama Edward, ha gli occhi alternativamente neri o dorati, fisico da olimpiadi e la voce suadente. I suoi nuovi amici, da bravi paesani, le riferiscono ogni cosa della celeberrima famiglia Cullen, e lei decide di provarci con l'impossibile e sfuggente Ed. Lui, dopo neanche tanto tempo, le svela di essere un vampiro, ommioddio! Ma non un vampiro qualunque, bensì uno che non beve sangue umano e preferisce quello animale.
      I vampiri della Meyer hanno del ridicolo. Sopportano alla grande la luce del sole – che non li brucia, ma anzi, li fa brillare come cristalli Swarovski –, non hanno canini appuntiti, non dormono per niente, figurarsi nelle bare, ognuno ha un super potere diverso, aglio e paletti neanche vengono nominati... Torniamo alla storia, è meglio.

      Lei non sa che fare. Ci pensa e ci ripensa, poverina, si logora le cervella, ma proprio niente. Si scopre decisamente cotta del vampiro fighetto, fino a che accade l'insperato: Edwardino bello la bacia! Che dooolci! E a lei si imporporano le gote. Praticamente, il 99% del primo volume si incentra sul tragicomico rapporto tra questi due tizi. Lui che non sa baciarla come si deve senza eliminare il pensiero di morderla, lei che arrossisce, inciampa e cade ovunque. Ma cos'ha di speciale, in fondo, questa Isabella? Non si scoprirà mai. Presumibilmente, il suo sangue ha un ottimo odore, migliore di quello del resto degli abitanti della Terra. In parole povere, Bella puzza in modo particolare. Altra domanda irrisolta: perché i Cullen, avendo tutti più di cento anni, frequentano ancora il liceo? Cerebrolesi anche loro? Il film ha provato a rispondere a questa domanda in maniera molto goffa. Bella viene invitata in casa Cullen, e vede appesi moltissimi tocchi da diploma. Edwardino le spiega con un sorriso sornione: "Ci diplomiamo molto." Uh. Che simpatico. Tipica ironia secolare, suppongo.
      Ma aspettate! Qualcosa, alla fine, succede. Ma proprio alla fine, eh, tipo le ultime cinquanta pagine. Dal nulla, spuntano tre vampironi cattivoni. Uno di loro trova la puzza di Bella davvero irresistibile, e la vuole assaggiare. Ma no, il prode Ed non può permetterlo, e organizza la fuga della sua girlfriend mortale. Macché? Lei è idiota, e cade in un tranello del perfido. Di sua spontanea volontà, si consegna a lui, che la assaggia. In quel mentre, non si sa bene in che modo, Ed la trova e la salva, abbrustolendo il cattivo. Tutti salvi? Più o meno. Bella passa del tempo in ospedale, ma pazienza, riesce pure ad andare al ballo di fine anno. Fine primo libro.
     
     
    Mi si continua a domandare: perché, se il primo libro non ti è piaciuto, continui a leggere tutta la serie? Risposta: perché è una mia fissazione. Se comincio una serie, bella o brutta che sia, devo finirla. Quindi, sto per parlare dei seguenti volumi. Se la cosa vi urta la sensibilità, chiudete la pagina.
     
      New moon, o delle corna.
     
    Apoteosi dell'inutilità. Il problema è facile. Bella e il suo fighissimo devono lasciarsi e poi rimettersi romanticamente insieme. Quale, il pretesto? Ecco la storiella.
      Bella compie gli anni. Che forte. Dove può festeggiare, con centinaia di opzioni a sua disposizione? A casa Cullen, è ovvio. E a cosa ci ha abituato, la bravissima signora Meyer? Alla goffaggine estrema della sua creatura imbecille. Dopo gli auguri, gli abbracci e la torta, Bella apre i regalucci. Ma, siccome è di intelligenza subnormale, si taglia con la carta del pacchetto. Mh. Fine del pretesto. Vampiri più sangue, uguale pericolo. Non tutti i Cullen sanno resistere bene al sangue umano, e uno di loro, Jasper, le si fionda addosso, con i denti scoperti. Non sia mai che Ed si senta in dovere di mantenere i rapporti con una che non potrebbe star bene in famiglia. La porta dunque nel bosco, e qui la scarica, la molla, le tira il bidone. Poi se na va.
      Lei cade in stato catatonico. Immobile, sguardo da pesce lesso, labbra tremanti. Viene ritrovata per terra, raggomitolata. Come far andare avanti una storia d'amore se i due si sono lasciati? Semplice, ci si mette di mezzo il terzo incomodo, tale Jacob. Amico d'infanzia della protagonista, manco lui è troppo normale, infatti (udite, udite) è un lupo mannaro. Qui la Meyer incespica da sola, ma se ne parlerà nel quarto volume. Bono pure lui, muscolosissimo, iperprotettivo, abile nei lavori manuali, dolce e simpatico. Bella va in crisi, poveretta. Che si può fare? Continuiamo ad aspettare il ritorno del figo o ce la facciamo con il nuovo arrivo? Non si capisce, perché, ribadiamo, lei è cretina. Scopre di soffrire di allucinazioni: se fa qualcosa di mortalmente pericoloso, sente la voce di Ed. È così, Bella sente le voci. Si conforta, e continua a sfidare la sorte andando in moto e tuffandosi da scogli altissimi. Proprio nel momento in cui sta per abbandonare l'idea di Ed per mettersi con il lupastro arrapato, la sorella del vampirotto figotto torna sulla scena, dicendo alla protagonista che Ed è ancora cotto di lei, ma sa che la sua presenza la mette in pericolo.
      E quindi? Come può fregarcene alcunché? Se l'ha scaricata, problemi suoi. Ma ecco un nuovo colpo di genio. Nella storia vengono introdotti i super cattivoni, i Volturi! Trattasi di una famiglia di potentissimi vampiri italiani, residenti a Volterra, che si occupano di mantenere il divario tra umani e vampiri. Di nuovo, e quindi? Be', ecco, Edwardino vuole andare a Volterra e spogliarsi in piazza, brillando. Tragedia. I Volturi non ammettono striptease in pubblico, poi la gente fa immediatamente due più due. Ne va assolutamente della segretezza della specie! Ma proprio su questo conta Ed: se lo beccano, lo fanno fuori, e lui non desidera altro che la morte, in assenza di Bella. Può Bella sopportare tale idea? No. E via verso l'Italia. Lo salva in extremis, ma si sorbisce la strigliata dei Volturi. Va be', tutti a casa felici e contenti, escluso il fatto che Edward deride Bella per via delle sue allucinazioni. Pure lui la prende per i fondelli!
     
      Eclipse, o della futilità.
     
    Se i precedenti romanzi della saga avevano un minimo di senso (?), questo si poteva tranquillamente cestinare. Non ha trama. La rivalità vampiro-lupo prosegue tra alti e bassi, Edward e Jacob si prestano Bella per brevi lassi di tempo. Ma tanto, povero Jacob, è inutile, Bella non gliela dà. Ma... ma... e certo, una nuova minaccia si profila all'orizzonte. Seattle è preda di una banda di furiosi vampiri appena trasformati, che pare vogliano spostarsi... no... proprio a Forks! Non basta. Torna anche una dei cattivoni del primo romanzo, tale Victoria, che vuole vendicare il suo amore perduto. Botte da orbi nel finale, qualche morto e una breve apparizione dei Volturi. Ci scappa pure un bacio focoso con Jacob. Per scherzare, tanto Bella non intende mollare Edwardino bello. Fine.
     
      Breaking dawn, o degli ormoni.
     
    Ed ha un'idea. Se Bella vuole davvero diventare una vampira per poter restare eternamente giovane accanto a lui, allora devono sposarsi. Lei è titubante, ma poi, dopo aver visto l'anello (che dalla descrizione sembra davvero ma davvero orripilante), cede. I due si sposano e vanno in luna di miele su un'isola che nella realtà non esiste. Qui Bella è preda dei propri ormoni impazziti. Vuole tuffarsi a tutti i costi sotto le coperte assieme al neo-maritino. Oh, no, non è consono, non è appropriato. Che ineleganza. Bella cara, se facciamo sesso, ti spezzo tutta. Io forte, tu cacchetta. Niente, lui cede comunque all'erezione. Bella ne esce contusa, il letto ne esce sfasciato. Si accontentano? No. Facciamolo di nuovo. Batosta, stavolta lei resta incinta. Il feto cresce troppo velocemente, succhiando via la vita da sua madre, che è sulla buona strada per crepare. Qui si fa il tifo per il feto, naturalmente. Niente da fare, il figotto non vuole ancora trasformarla. Bella è costretta a bere sangue, ma in risposta si ritrova con parecchie ossa rotte dall'interno.
      Aiuto, la Meyer spiazza il lettore. Per metà del romanzo, la narrazione si sposta dalla parte dello sfigatissimo Jacob, che si ritrova col cuore spezzato a dover assistere la ragazza di cui è cotto per farle partorire un mostriciattolo. Pippe mentali a non finire, anche peggio di quelle che si fa Bella, il che è tutto dire.
    Soddisfatta, l'autrice ci riporta in carreggiata.
      Bella dà alla luce una bambina mezzo-vampira, e sta quasi per morire, ma Ed le inietta il proprio veleno, trasformandola. Figo, ora Bella è immortale. La storia potrebbe chiudersi qua. Ma no, di nuovo i Volturi! Peggio del prezzemolo. Pare non gradiscano i bambini vampirizzati, li ritengono una pericolosissima anomalia. E come spiegare loro che la piccola Renesmee non è del tutto vampira ma anche un po' umana? Be', facile. Nessuno può convincere i Volturi (che arrivano con tutti i loro guerrieri), tranne... sì, la piccola Renesmee non parla quasi mai, ma è in grado di mostrare i propri pensieri attraverso il tatto, quindi tocca uno dei Volturi, che cambia idea e convince gli altri ad andarsene, anche se disonorati per essere stati 'sconfitti' da una bimbetta. Piccola parentesi finale a proposito della vera natura di Jacob. Non è un vero lupo mannaro, bensì un mutaforma, che non risente dell'influsso della luna. Autogol. Bah.
      La parte più ridicola del romanzo: prima del probabile scontro coi Volturi, Bella si premunisce di documenti falsi per poter far fuggire la figlia con il protettivo Jacob, qualora se ne presentasse la necessità, e se li procura in un quartiere malfamato. Un vampiro nella malavita organizzata. Questa sì che è letteratura horror!
     

     
      Sinceramente, sono senza parole. Che tipo di romanzi sono, questi? Come possono simili idiozie vendere tanto, riscuotere questo successo? Come è pensabile la realizzazione di una serie di film? Gamberetta, nella sua recensione di Twilight, lo ha definito "pornografia per ragazzine sceme". Sono d'accordo. È quanto basta a esaltare chi di sentimenti non conosce nemmeno le basi. Non è horror, neanche col binocolo, non è una storia d'amore (non si può definire amore una che dice "sono innamorata"), non è avventura. Cos'è?
      Sono romanzi?
      Ancora prima di leggerli, lessi un articolo in cui si parlava di come la figura del vampiro e della letteratura horror fosse stata snaturata a causa di gentaglia del calibro della Meyer. A cosa serve un vampiro che non beve sangue umano, che brilla al sole, che ha i super poteri? A cosa serve una scuola per vampiri come quella creata dalle Cast in Marked? Non è forse spazzatura? Non è forse irrispettoso nei riguardi del lettore proporre cose del genere? Proviamo a fare uno sforzo, immaginiamo cosa accadrà al mondo della letteratura andando avanti di questo passo.
      Per ora abbiamo ottenuto vampiri buoni, lupi mannari innamorati (okay, pardon, mutaforma) e antagonisti che non combattono. Cosa arriverà? Fantasmi con le lenzuola macchiate? Galline zombie? Mummie col rossetto che vanno in crociera sul Mediterraneo?
      Solo una cosa mi impedisce di stroncare del tutto questi romanzi. La signora Meyer, a differenza di parecchia altra gente, anche nostrana, sa scrivere. Scrive stupidaggini colossali, d'accordo, ma non me la sento di rimbrottarle la grammatica e la sintassi. Eppure, e questo è ovvio, non basta saper scrivere. La storia deve essere valida. In questo caso non è così, eppure questi libri vendono, e molto.
      Si può definire 'fenomeno editoriale' la vendita su larga scala a un pubblico di ragazzine precocemente eccitate dal punto di vista sessuale? Un buon romanzo non è semplicemente quello che vende tanto, ma questa, come al solito, è storia antica. Può darsi che la Meyer lo sappia, e si tratterebbe di una persona furba che potrà sempre scrivere qualcosa di molto valido in futuro, e può darsi di no, e sarebbe davvero il caso che cambiasse mestiere. Sono più propenso alla prima ipotesi, per il semplice motivo che è in stesura un quinto volume della serie, o un nuovo primo, se volete. Midnight sun narrerà la medesima storia di Twilight dal punto di vista di Edward, e non sono stati negati dei sequel, vale a dire New moon, Eclipse e Breaking dawn visti sempre da Ed. Dicesi opportunismo.
     
      Mi permetto di elargire un consiglio, poi, boh, fate come volete. Evitate questa saga, potete senz'altro impiegare meglio il vostro tempo, per esempio fissando il vuoto.
     
    7/4/2009

    Nonna Eva

     
      Ieri la nostra famiglia ha subito una nuova, enorme perdita.
      Nonna Eva aveva un curioso rapporto con i telefoni fissi: non ha mai detto 'Pronto?', ma usava una sorta di rauco "Ohé!". Rimpiango solo di non essere mai riuscito a dirle che sì, ero sempre io che alzavo la cornetta, possibile che in quasi ventidue anni non se ne fosse mai accorta e chiedesse ogni volta con chi stesse parlando?
      È sempre stata là. Tutti la ricordiamo da sempre, come fosse nata con la crosta terrestre. Mai conosciuto un mondo senza nonna Eva. Una pilastra, un colonno, una monumenta.
      Ciao, nonna.