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7/30/2008
Come già postato da Luca e Mirtillangela nei rispettivi blog, vi comunico anch'io questa notizia.
La realizzazione de La Lama Sottile, sequel del film La Bussola d'oro, è stata bloccata, almeno per ora. Due le possibili motivazioni. La prima, La Bussola d'oro è stato uno sfacelo; tagli su tagli, trama semi-stravolta, budget ridicolo e pubblico quasi offeso. La seconda, la Chiesa si è sentita demonizzata; ovvero, l'opera presenta molti punti in disaccordo con i cattolici, primo fra tutti il fatto che i cattivi sono appunto dei religiosi bigotti. Come Mirtillangela dice saggiamente, la Chiesa ha problemi ben più grossi che attaccare romanzi e film (vedi questo caso o quello de Il codice da Vinci... a questo proposito, sono certo che ci saranno problemi anche per la futura trasposizione di Angeli e Demoni), visto che col passare del tempo sempre meno persone si convertono, battezzano o semplicemente leggono il testo sacro. Il marciume giace in profondità, secondo me. Se posso permettermi (liberi di non essere d'accordo, per carità), il cristianesimo sta lentamente iniziando il suo inesorabile declino. È stato così per le religioni greca, scandinava, egizia: accadrà anche per questa.
Comunque sia, parlando dei romanzi di Pullman, vi segnalo che uscirà un altro suo libro. Si intitola Once upon a time in the North (fate click qui per visualizzare la copertina); è un breve prequel, così come La Oxford di Lyra è stato un breve sequel. Come dissi in passato, arriverà poi un altro libro della saga, corposo e tutto da gustare, dal titolo The Book of Dust, per un totale di sei volumi.
Anche Licia Troisi ha una novità in serbo per i fan. Il primo volume della sua nuova trilogia uscirà probabilmente sul finire dell'anno. Il titolo sarà Leggende del Mondo Emerso – Il destino di Adhara, e sarà pubblicato da Mondadori.
Francesco Falconi non resta indietro. Dopo l'uscita dei primi due volumi della saga Estasia, di cui il terzo è in fase di stesura, ha scritto per Asengard Edizioni il libro Prodigium – I Figli degli Elementi, in uscita a ottobre. Sempre per Asengard sta per uscire Sanctuary, un'antologia di racconti a tema urban fantasy, uno dei quali firmato da Falconi. Instancabile, sulle orme della Troisi, ha in progetto un libro autoconclusivo scritto a quattro mani con un autore ancora misterioso.
È stato distribuito in rete il trailer ufficiale del film Harry Potter and the Half-Blood Prince. Sembra molto più dark dei precedenti, a primo acchito dico che mi piace:
Terry Brooks, tempo fa, ha ultimato la stesura del suo nuovo romanzo, dal titolo The Gypsy Morph.
La pubblicazione italiana di Brisingr, terzo volume del ciclo dell'Eredità firmato Christopher Paolini, è prevista in due edizioni. Maggiori informazioni qui.
Il numero 19 del manga Fullmetal Alchemist è prevista per la fine del 2008. Ecco la copertina giapponese.
Vi terrò informati su ulteriori sviluppi.
Alla prossima!
Aggiornamento: Tim Burton realizzerà un film su Alice nel Paese delle Meraviglie. Ulteriori dettagli qui e qui.
Vale a dire, io. Ieri sera, ore 0.05 il vostro beneamato Re ha rischiato la sua preziosissima vita. Mi trovavo nella sede del Gruppo per le prove, terminate le quali ci siamo immessi in corridoio per raggiungere l'uscita. E qui il fattaccio: il mio piede destro ha fatto una splendida parabola in avanti, ma il mio fighissimo cervello ha deciso rapidamente che non voleva farmi cadere, così il piede sinistro si è puntato deciso sul pavimento e ha spinto verso l'alto. Risultato, il piede destro è incolume, ma ho battuto violentemente la testa contro il soffitto (molto basso, il palazzo è vecchiotto) procurandomi un taglio di cinque centimetri, e una insignificante contusione all'anca. Spavento collettivo dei presenti. Cecilia – my love – si è prodigata a rialzarmi da terra e mi ha guardato dritto in faccia, chiedendo:«Dove ti sei fatto mal...?» Si è interrotta, un'espressione di gelido terrore negli occhi.
«...Cecilia? Devo spaventarmi?» E poi sento la goccia che scende dalla fronte, dritta sul naso. Non sudore freddo, magari. Sangue. Panico anche nella piccola Chiara. Matteo e Mattia, invece, hanno preso in mano la situazione e mi hanno portato subito in bagno per medicarmi. Cecilia si è riscossa e ha preparato dei fazzoletti bagnati per tamponare. Dolore a parte, stavo benone, ma Matteo ha tentato ugualmente la prova memoria, facendo domande a raffica. Ne ho approfittato per scherzarci su; avendo Cecilia a portata di mano, l'ho presa per le spalle e le ho detto:«Anna! Grazie!»
E Mattia, dall'altra stanza:«Ma come 'Anna'?»
Preoccupandomi per una (al momento probabilissima) calvizie precoce, ho tamponato per almeno venti minuti. L'afflusso diminuiva, ma non cessava, dunque sono stato portato per sicurezza al Pronto Soccorso. Uguale, curarmi in un ospedale italiano. Peggio, abruzzese. Peggio, aquilano!
Mi ha accolto una giovane infermiera verde. «Che t'è successo?»
Ho sorriso. «Se glielo dico, non ci crede. Sono scivolato e mi sono tagliato sul soffitto.»
Mi ha guardato incredula e divertita. «In pratica, sei caduto sul soffitto.»
«Ehm. Più o meno...»
«Stavi giocando a Spider-Man?» Risate sparse. Ha studiato attentamente il taglio. «Dunque... non è profondo, e ci sono due possibili modi per curarlo. I punti di sutura o le graffette. Sei sfortunato, la dottoressa di turno questa sera ha una passione per i punti.»
Evvai.
Sala d'attesa, poi mi hanno fatto entrare in una stanza e mi hanno fatto stendere su un lettino immacolato. Un'équipe intera, forse, cinque infermiere e la dottoressa. La tipa che mi aveva accolto all'ingresso ha iniziato a buttarla sull'ironico:«Forza, macho!» Visti i miei muscoli, si trattava di un'evidente presa per i fondelli. Poi ha iniziato diligentemente a tagliare i capelli nella zona interessata.
Si è avvicinata una seconda infermiera:«Dài, non così tanto, poi deve girare così per tutta l'estate!» Risatine delle due, mentre io pensavo "Che caspio stanno combinando, lassù sulla mia crapa?" La dottoressa ha anestetizzato e fatto opera di taglia-e-cuci. «Non fa male, no?»
«No. Ahia, questo sì!»
«Ah, l'hai sentito, questo.» Deficiente.
Mentre attendevo lo stampato dei miei dati, si è materializzata un'altra signorina verde. «Ragazze, questa è assurda: in sala d'attesa c'è un signore che ha avuto un ictus. Sta ballando.»
Sono stato dimesso alle 0.41 con un vistoso cerottone in cima alla testa, grande oltre il doppio della zona intaccata. Più un cappello, in verità.
Tornato a casa, ho informato i miei genitori dell'accaduto.
Mamma:«Oddiiio, non dovevano dimetterti, dovevano farti una Tac. Questo non è un taglio, è un trauma cranico!»
Papà:«Va' a dormire, basta che non ti fa male.»
Morale: sono Re Spider-Man.
7/25/2008
(I Am Legend, regia di Francis Lawrence, 2007)
Belle musiche da infarto? Aha. Suspense? Mah, sì. Tuttavia…
Cos'è? Dov'è la trama? Dove sono finiti i vampiri? Uno scempio incredibile, non è piaciuto neanche all'autore del romanzo.
Il batterio causa dell'epidemia nasce come cura per il cancro. Mh.
I vampiri non ci sono, che bello. Al loro posto (e che fortuna, oserei dire) abbiamo degli zombie idioti e tuttavia curati e glabri. Soffrono alla luce del sole, ma restano affacciati alla porta per sentire il sonoro fzzz sulla loro pellaccia ruvida e arancione. E, toh!, pure i cani sono zombie. Di grande, grande effetto.
Il libro si svolge nella Los Angeles del 1976, il film (perché?) nella New York del 2012.
Robert Neville ascolta Bob Marley… Vuoi mettere con quella mezza calzetta di Beethoven, scusa…?
Il cane si chiama Samantha, per gli amici Sam.
Robert non va mica a caccia di cibo. Le scatolette di conserva gli crescono in dispensa come funghi, lui campa noleggiando DVD nella mediateca giù in città, riportandoceli dopo la visione. Certo, non si sa mai, magari Anna ed Ethan hanno voglia di vederne uno. Già, Robert mica è l'unico umano, ce n'è un altro paio, madre e figlioletto (muto?), quest'ultimo avvezzo all'uso del coltello da tavola.
Come ha fatto Anna, con tutto il pianeta a disposizione, a sapere dove vive Robert? Ha ascoltato il messaggio di Robert alla radio, semplice. E fin qui tutto okay. Ma come ha fatto ad azzeccare la stazione giusta? "Me lo ha detto Dio", spiega sagacemnete la ragazza. Ah, ecco.
A proposito di DVD, Robert conosce a memoria le battute di Shrek, e le usa per allietare il piccolo Ethan, che in effetti gradisce moltissimo – il bambino sembra di fatti in procinto di tirargli il suddetto coltello.
Per il ciclo politically-correct, Will Smith non si ubriaca e non fuma, però fa esperimenti sui topi da laboratorio, uccide cervi e poi pure la Samantha. Che carino.
Naturalmente, per non sentirsi solo, Robert ha piazzato lungo le principali strade della metropoli dei manichini, con cui parla ("Ehi, ehi! Che cavolo ci fai lì, Fred? [...] Se sei vero, è meglio che me lo dici subito!"), si arrabbia o ci prova spudoratamente ("Avevo promesso a un'amica che oggi avrei provato a salutarti: sciao..."). Via, chi non trova sexy una giovine manichina?
Robert trascorre inoltre il suo tempo giocando a golf su una portaerei.
Nel libro, i vampiri passano le giornate nascosti, in stato comatoso. Nel film, gli zombie sono ben svegli, al buio, in piedi e contro una parete. Per dodici ore.
Un piccolo estratto, una mirabolante fuga in automobile.
Anna: «Forza, non devi svenire! Devi dirmi dove vivi. Ehi. Ehi! Devi star sveglio! Dove vivi? Dove vivi?» (Petulaaante…)
Robert: «Washington Square, 11. Loro non sanno dove vivo. Attenta che non ci seguano.»
Le istruzioni sono piuttosto elementari. Ma no, gli infetti arrivano lo stesso davanti alla casa di Robert e iniziano a fare rumore.
Robert: «Era ancora buio quando ci hai portati a casa?»
Anna: «Perdevi sangue, c'era già luce all'orizzonte!»
Robert: «Ci hanno seguiti!»
No! E certo, Anna è stupida! Ci sono tutte le farmacie della città deserte e disponibili, e lei guida beata fino a casa, mentre quelli la seguivano in massa. La ragazza ha neuroni da vendere.
In finis, Robert si suicida perché la figlia, ormai morta, non può più dirgli "Papà, farfallina!" (…), e si fa esplodere con i cattivoni, mentre Anna si dirige col figlio verso la più grande comunità mondiale di essere umani sopravvissuti al morbo. Lui non la segue, mica è scemo. Tra una bomba e la salvezza, non scegliereste anche voi la bomba?
Per leggere la recensione del romanzo che ha ispirato la realizzazione di questo film, fai click qui.
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Io sono leggenda
(Richard Matheson, I Am Legend, 1954)
Los Angeles, anno 1976. Robert Neville rincasa a seguito di un'estenuante giornata di lavoro. Cena, ascolta Beethoven, legge un libro. Poi inizia a barricarsi in casa, sprangando porte e finestre, tenendo a portata di mano ogni arma che potrebbe essergli d'aiuto. E da fuori iniziano le urla, le imprecazioni, le minacce. Vogliono che esca, ma Robert cerca di non ascoltarli, si sforza di non reagire alle loro provocazioni. Si rifugia nell'alcol, si ubriaca in attesa che sorga il sole, che un'altra notte di orrore sfumi nell'ennesimo giorno di solitudine.
Robert Neville è un sopravvissuto. Un'epidemia di proporzioni globali ha investito l'intera popolazione umana, decimandola fino alle estreme conseguenze. Coloro che non sono morti, sono stati infettati: sensibili alla luce solare e bramosi della carne della loro stessa specie, hanno fatto della notte il loro regno incontrastato. Il sangue umano gli permette di vivere, ma qualcos'altro li minaccia. Si tratta di Robert. È un caso unico, eccezionale; il solo essere umano rimasto sulla Terra, il solo scampato all'azione letale dell'epidemia. Durante la notte si rifugia nella sua abitazione, protetto dall'aglio sulle pareti e dalla disperazione. A volte decide di uscire allo scoperto, rischiando la vita, e li attacca, li cattura, li studia. Altre volte, invece, preferisce braccarli di giorno, quando i loro corpi si trovano in uno stato di coma. Robert ha a sua completa disposizione la biblioteca cittadina, abbandonata e deserta. Qui studia i miti, le leggende e le superstizioni sui vampiri. Scopre che alcuni rispecchiano la realtà, come l'aglio e il sole, ma altri sono invece del tutto erronei e privi di fondamento. Dopo tutti gli esami, brucia i cadaveri.
La sua è una vita di isolamento, di noia. Non un uomo, non una donna veri con cui parlare, con cui divertirsi, con cui salvarsi davvero. L'arrivo di un cane randagio illude Robert di aver raggiunto la felicità, ma quando la bestia muore, la monotonia e il pericolo tornano forse più aspri e violenti di prima.
Finché di giorno, osservando oziosamente un campo, Robert intravede nella calura l'inconfondibile sagoma di una ragazza…
Bel romanzo, ma difetta in due punti: il primo, un uso eccessivo di termini inerenti la chimica e la biologia; il secondo, il trucco usato da Ruth per apparire 'normale' è una delle cose più stupide che possa capitare di leggere.
Ma, a parte questo, il senso di unicità di Robert è quasi tangibile. Matheson riesce a far entrare il lettore in diretto contatto con l'estremo senso di disperazione del protagonista, solo in un mondo popolato di vampiri.
La fine, stupenda, ci offre un totale capovolgimento dei ruoli. Perché se davvero "La normalità è un concetto di maggioranza", allora il vampiro è espressione diretta di questa normalità, e Robert il predatore e l'assassino. È lui che dà la caccia alla preda, che la cattura, la tortura, la uccide. E paradossalmente è proprio questo che lo rende speciale. Il mito non si incarna più nella figura del vampiro, perché il vampiro domina: Robert stesso è leggenda; è lui che rappresenta il male, la perversa diversità, l'unico pericolo mortale in un pianeta altrimenti sicuro e dotato di regole ferree e logiche ineccepibili. Il lettore viene in un certo qual modo tratto in inganno dall'autore, che ci mostra come Robert sia la presenza benevola, colui che merita la pace, quando invece così non è.
Bellissimo. Buona lettura.
Per leggere la recensione del film di Francis Lawrence, liberamente ispirato a questo libro, fai click qui.
| 7/22/2008
(Lady in the Water, regia di M. Night Shyamalan, 2006)
Sapevo che, scegliendo di vedere questo film, non sarei stato deluso da Shyamalan. Come nel caso di The Village, infatti, ho assistito a un'opera magistrale.
L'azione si svolge in un residence di Filadelfia. Cleveland, il custode, è da tempo infastidito da rumori notturni provenienti dalla piscina; spinto dalle insistenti richieste dei condomini, decide di controllare personalmente, ma scivolando sul bordo bagnato cade in acqua e perde i sensi. Si risveglia nella sua stanza, in compagnia di una ragazza sconosciuta che dice di essere una Narf; il suo nome è Story, ed è terrorizzata all'idea di uscire dall'abitazione e imbattersi in uno Scrunt. Cleveland, in segno di ringraziamento per essere stato salvato, non eccede con le domande e la ospita nel suo appartamento fino a che non si sentirà abbastanza pronta da lasciarlo.
L'uomo, impressionato dalla bellezza e dalla fragilità di Story, indaga sulla parola Narf, e scopre che si tratta del nome con cui vengono chiamate, in una favola orientale, le ninfe del mare. Lo Scrunt è invece una creatura-guardiano, e ha il compito di uccidere le Narf che trasgrediscono le regole uscendo dall'acqua.
La ragazza è proprio una ninfa, ed è emersa per incontrare uno scrittore: a lui dovrà rivelare il futuro, grazie al quale si prevedono enormi ripercussioni a livello mondiale. Solo dopo potrà tornare dal suo popolo. Cleveland riesce con difficoltà a trovare lo scrittore e a fargli conoscere la ragazza, poi, una volta raggiunto il suo scopo, la ninfa decide che è il momento di evocare l'aquila Eatlon, che la prenderà con sé per ricondurla in mare. In quel frangente accade qualcosa di imprevisto; Story viene aggredita da uno Scrunt, e la situazione sembra precipitare…
Il film si ispira ad una fiaba che il regista ideò per i suoi figli, dunque ne è scrittore, sceneggiatore, regista e infine anche interprete. Come in tutti i suoi precedenti lavori, infatti, Shyamalan ha un ruolo nella storia, in questo caso Vick Ran, lo scrittore di cui Story è alla ricerca.
Per ragioni che ritengo inspiegabili, Lady in the Water è stato un fiasco ai botteghini italiani, e in America ha quasi subito lo stesso trattamento, cosa di cui Shyamalan è stato molto sorpreso, anche constatando gli elevati costi di realizzazione. La critica, da parte sua, si è accanita sulla scadente recitazione di Shyamalan (non esattamente il massimo, in effetti) e sulla sua pessima regia. Nel mio piccolo, da quassù tra i monti, non posso dire di essere d'accordo, per quanto riguarda la regia. Il film è poetico, commovente, magico. Stento a riconoscere la stessa mano che ha diretto Signs, dal momento che quest'ultimo, se messo a confronto, appare di una banalità davvero sconcertante. Le atmosfere sono quanto di più evocativo si possa avere dal racconto, i personaggi sono delineati in maniera assolutamente perfetta, e Bryce Dallas Howard (Story) è meravigliosa. E poi c'è l'immancabile marchio di fabbrica di Shyamalan, il finale a sorpresa.
Lo consiglio vivamente.
Per visitare il sito web ufficiale del film, fai click qui.
Per visitare il sito ufficiale italiano fai click qui.
| 7/20/2008
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100 colpi di spazzola prima di andare a dormire
(Melissa P., 2003)
Melissa ha sedici anni, è giovane, bella e in cerca del vero amore. Ma come ogni adolescente, è in cerca di sé e vuole affrontare ogni prova, ogni esperienza che la vita le propone, dunque anche il sesso. L'illusione di poter trovare l'amore tra le braccia di molte persone, in molti corpi e letti, spinge Melissa all'incontro con uomini e donne apparentemente innocui e appaganti, ma che non le portano quel brivido e quella gioia di vivere che poteva aspettarsi. Nessuno di essi viene messo su un piedistallo, nessuno viene osannato, lodato e adorato, perché tutti nascondono nel loro profondo qualcosa di indegno, di non adatto. Il sogno ricorrente della protagonista, infatti, ce li mostra come creature oscure e bestiali che tentano di ghermire la principessa in fuga verso il folto della foresta, verso la torre, dove il suo principe la aspetta per salvarla. Melissa impara che le esteriorità sono utopiche, che la gente si nasconde dietro le proprie composte apparenze, imbrigliando, per quanto possibile, i loro istinti e le loro pulsioni. Fino al fatidico incontro con Claudio, che riporterà Melissa in superficie, traendola fuori dal mondo di tristi volgarità in cui sembra essere precipitata.
Desidero iniziare smentendo alcune delle opinioni più diffuse che circolano in merito a questo libro.
Non è un'autobiografia, checché ne dicano i commentatori di Ibs, non si tratta del diario di Melissa P. (alias Panarello). La protagonista ha il suo stesso nome, ma si ferma lì. Non bisogna credere a chi ci dà un'opinione negativa del libro, occorre leggerlo di persona, ma questo, naturalmente, vale per ogni romanzo esistente. Purtroppo, nel caso di 100 colpi di spazzola prima di andare a dormire, le opinioni negative fioccano come neve (grandine?) d'inverno. Non guardate prima il film, e anche questo è un consiglio universale; la stessa autrice se ne distaccò, a suo tempo, poiché non rispecchiava la sua opera. Non è un romanzo porno; ci sono molte scene di sesso, sì, ma niente per cui ci si dovrebbe sentir male, in questo secolo. I puritani sono degli ipocriti: è così che si fa, gente, non ci sono soltanto baci, carezze e sussurri sdolcinati. E non è un manuale di istruzioni per l'uso, ovviamente.
Mi è piaciuto molto, ho trovato intrigante la discesa tra i vizi e le passioni di ognuno e la viscerale ricerca dell'amore. Un romanzo validissimo.
Nella sezione FAQ del suo blog, la Panarello ha detto:"Su Internet gira il primo capitolo della prima versione di 'Cento colpi di spazzola', che si chiama Bocciolo di rosa, che molti considerano erroneamente il romanzo completo. Bocciolo di rosa era in realtà il primo dei cinque capitoli di 'Cento colpi di spazzola'. Quando proposi il romanzo alla Fazi Editore, Simone Caltabellota mi suggerì di riscriverlo seguendo e scegliendo una struttura narrativa più definita."
Ho cercato in rete, trovando Bocciolo di rosa e i tre capitoli seguenti, per un totale di quattro, anziché cinque. Si tratta forse di un errore involontario della giovane scrittrice oppure, più semplicemente, la versione che ho scaricato non è integrale. Per completezza, volevo comunque parlarne qui.
Quaranta pagine, nelle quali si percepisce uno stile più acerbo, alcuni errori grammaticali e qualche ricaduta nel dialetto catanese. La storia rimane quella del romanzo, ovviamente, anche se la fine è stata in seguito tagliata (molto meglio quella pubblicata, in effetti). I personaggi hanno un minor spessore e ci sono meno descrizioni, ma anche questa prima versione delinea una ragazza desiderosa di provare nuove esperienze, di crescere e conoscere il mondo, sempre alla ricerca dell'uomo che riesca a possedere non soltanto il suo corpo, ma anche la sua anima.
È stato bello poter leggere di nuovo i pensieri di Melissa e ritrovare quelle sensazioni così forti e appassionanti.
Buona lettura.
Per leggere la recensione de L'odore del tuo respiro, della stessa autrice, fai click qui.
Per visitare il blog dell'autrice di questo libro, fai click qui.
| 7/13/2008
Una ricerca condotta da rue89.com ci rivela i quattro segni per individuare un gay: è mancino, ha tanti fratelli maggiori, ha l'impianto dei capelli con rotazione inversa e ce l'ha più lungo!
...va be', sarà.
La seguente, poi, è un'idiozia peggiore.
Nel 2001, Danilo Giuffrida si era dichiarato gay alla visita di leva presso l'ospedale militare di Augusta e per questo motivo era stato rimandato a casa per "disturbi dell'identità sessuale". Cinque mesi dopo, una lettera della Motorizzazione civile lo obbligava alla revisione della patente ricordandogli che secondo l'ospedale militare non era in possesso "dell'idoneità psicofisica" per guidare la macchina. Dopo l'esame di revisione, definito dal giudice "mortificante, illegittimo e discriminante", la Motorizzazione lo ha riconosciuto idoneo, ma "solo per anni uno". Ha inizio così la battaglia legale di Danilo per un equo risarcimento da parte delle istituzioni. Risarcimento puntualmente arrivato. Il giudice civile nella sua sentenza ha scritto che "i comportamenti tenuti dall'amministrazione appaiono in evidente discriminazione sessuale del Giuffrida e in evidente dispregio dei principi costituzionali" di libertà ed eguaglianza di fronte alla legge. Danilo invece ha commentato così la notizia: "È il primo caso al mondo in cui viene riconosciuto un danno esistenziale per essere stato discriminato in quanto gay, ma non bastano i soldi per ripagarmi. Il mio legale, infatti, ha chiesto al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che mi chiedano scusa a nome dello Stato".
Il giudice civile di Catania Ezio Cannata Baratta ha condannato i ministeri della Difesa e dei Trasporti al pagamento di centomila euro di risarcimento per danni morali e diecimila euro di spese processuali.
Dico soltanto: gli sta proprio bene, allo Stato. Dovrebbero fargliele in diretta durante il TG, le scuse, così si sentirebbero mortificati abbastanza. E sarebbe il caso che anche quelli della motorizzazione e dell'ospedale militare facciano lo stesso. E poi, cos'è un "disturbo dell'identità sessuale"? Un modo raffinato per dire "sembri femmina, fai schifo"? Vi prego. Razza di idioti. Sono contento di non aver votato.
7/8/2008
Per dire, no?
Uno sta lì, con la buona volontà di leggere qualcosa, e zam!, scopre che esiste un seguito. Che deve comprare. Per il quale deve sborsare dei quattrini.
Come ebbe inizio? Ora che ci penso, con Il codice da Vinci. Appena cominciato – non esisteva ancora la traduzione del precedente Angeli e demoni –, mi veniva voglia di aprire la finestra e lanciarlo fuori, a forza di leggere che Robert Langdon aveva fatto meraviglie a Roma. La rabbia maggiore arrivò con Le cronache di Narnia. Sapevo che sono sette libri, ma non sapevo quanto atroci potessero essere. Ma, visto il vizio di terminare ogni saga iniziata, mi sono sforzato di arrivare alla fine.
Detesto finire un libro e dopo un anno e passa scoprire che uscirà il seguito, perché vuol dire che mi devo rileggere il primo, e mi rode come una zecca su un cane. Si aprì il capitolo Paolini; il suo Ciclo dell'Eredità fu una dannazione. Appena uscito, ero convinto fosse 'singolo', e lo lessi. Il terrore mi accalappiò all'ultima pagina con la scritta "La storia continua con Eldest, il Libro Secondo dell'Eredità". Cosa? Via di corsa sul sito della Fabbri, per scoprire che manco si fermava là, perché ci sarebbe stato pure il terzo libro! All'annuncio del quarto, sfiorai l'infarto. A tutt'oggi sono deciso a comprare 'sto Brisingr, metterlo sullo scaffale coi fratellini e rileggerli tutti quanti dopo che avrò messo le mani sul quarto. Per questo, tra l'altro, mi sto sforzando di non leggere Estasia, di cui peraltro mi dicono un gran bene. Pure per la Troisi, stessa favola; prossimamente inizierò la lettura de Le Guerre del Mondo Emerso, ma solo perché ho dovuto aspettare un botto per l'uscita di tutti e tre i tomi (attesa allungata dall'annuncio delle edizioni economiche).
E venne il periodo di Robinson Crusoe. Il primo volume, venni a scoprire, non era l'unico, e rinunciai alla lettura fino alla pubblicazione dell'edizione unica dell'Einaudi (santissima Einaudi!). Fu il turno di Artemis Fowl, non più una trilogia (argh!). Idem per Queste oscure materie di Pullman, i vampiri di Anne Rice, Magdeburg di Alan D. Altieri (annunciato da poco il quarto…), Le cronache del ghiaccio e del fuoco di Martin (il danno, oltre alla beffa: li dividono pure, da noi!), il ciclo di Earthsea della Le Guin (dotato di un libro fantasma più due racconti brevi), e pure L'esorcista di Blatty (Gemini killer è il suo introvabile sequel)… Insomma, un gran casino. Se poi ci si mettono pure i Guardiani di Luk'janenko…
Al che mi sono detto:"Okay, Marcolino, stop, frena. Inizia solo libri di cui possiedi già tutti i sequel, prequel e spin-off."
"Sì", mi sono risposto, "ottimo! Ora acchiappo Relic e Reliquary!"
Bene, ho letto il primo. Solo che era un po' pesante, allora ho deciso che, prima di attaccare il secondo, avrei fatto pausa con una cosetta più leggera. E così, dopo un veloce passaggio su I segreti di Brokeback Mountain, ieri mattina ho acquistato Il demone di Dio, di Wayne Barlowe. Arrivato a pagina 50, e visto quanto mi stesse piacendo, ho deciso di fare un salto sul sito Web dell'autore. "Toh, ma vedi, costui è pure pittore. Figo, vediamo un po' le sue scansioni." Tutte ritraevano le scene del suo libro. E poi. Eccola là, la malefica didascalia inglese, rossa su sfondo nero:"Il demone di Dio è il primo di una serie di tre roman…"
Aaah! Ma no! Mi stava pure piacendo un sacco! Ah Barlowe, e scrivicelo 'volume 1', no?
Sono tornato mestamente a Reliquary con il cuore a pezzi, desideroso di rendervi noto tutto ciò e convinto nel voler sorvolare sull'argomento Terry Brooks…
Miss Palazzolo, la prego: almeno lei, non scriva altro sulla mia adorata Mirta!
Alla prossima!
7/7/2008
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Lo Stagno di Fuoco
(Daniele Nadir, 2005)
"Alle 9 e 30 antimeridiane (ora di Greenwich), Dio parla.
La Voce risuona per le strade, negli uffici, nei grattacieli, fra gli alberi e nelle fogne. Dio è in ogni luogo. È discreto e poliglotta, nell'orecchio di ogni uomo, donna o bambino. [...]
«Domani a quest'ora, figli Miei, uscite di casa. Voglio vedervi, tutti, a cielo aperto. Il tempo dell'Uomo è finito. Che i Giusti non abbiano timore. Domani avrà luogo il Giudizio Universale e ognuno raccoglierà ciò che ha seminato. Vostro, Dio Onnipotente.»"
Così ha inizio la narrazione, in coincidenza con la Fine. I morti risorgono per poter essere giudicati. Coloro che lo meritano, ascendono al cielo; in caso contrario, sprofondano nel baratro dello Stagno di Fuoco. In pochi restano sulla Terra: sono gli esseri umani che hanno vissuto le loro vite in perfetto equilibrio tra virtù e peccato. Non solo. Qualcosa non è andata come previsto. Tre angeli, Nephilem, Rasiele e Michele non sono stati ammessi alla presenza di Dio; ognuno di loro ha dannato per errore un'anima degna del Paradiso, e ora devono recuperarla. Tuttavia, la sparizione di Dio ha causato un cataclisma che ha aperto delle brecce nelle millenarie barriere che sigillavano lo Stagno, e occorre che gli uomini rimasti sorveglino e richiudano quei passaggi per evitare un esodo in Superficie di demoni e dannati. Sara Ferraris e Joe Gould si offrono invece di accompagnare gli angeli nel loro viaggio, insieme al dannato che è riuscito per primo a varcare la soglia di una breccia. Si tratta di Giuda Iscariota, e Michele insiste nel volerlo riportare indietro, nelle fauci di Lucifero. A Gerusalemme, come descritto da Dante, il gruppo apre l'unica Porta dell'Inferno, ed entra.
Da qui si diparte la vera avventura, tra disperazione e demoni mostruosi, tra Spiriti Sottili e rivolte. Rivolte, sì, perché ora che ogni anima ha riavuto indietro il proprio corpo, i demoni hanno scoperto la carne, e nessuno intende soccombere...
Un immenso, epico, insanguinato affresco dell'Inferno, ricco di suggestioni, intriso di paura e speranza. La battaglia tra Michele e Nysrock, l'Urlo dell'Agnello del Tormento, la città di Nuova Dite: sono solo alcune delle immagini che non cesseranno di accompagnare il lettore anche dopo l'ultima pagina.
Daniele Nadir è stato una rivelazione. Pubblicato da Sperling & Kupfer, ha ricevuto un notevole e gradito riscontro da parte delle critiche. Ci tengo a sottolineare una mia opinione: è un onore poter leggere un simile capolavoro. Di rado capita di trovare un bravo autore fantasy in Italia, e quando succede, quando si termina di leggere Lo Stagno di Fuoco, si prova un unico sentimento, soddisfazione. È un mondo articolato e selvaggio, quello in cui l'autore ci conduce, ma si ha la certezza che non lo si dimenticherà mai; vale per il racconto e vale per i personaggi. Non vi nego che Sara e Joe (Giuda, perfino) mi mancano, come se avessi davvero perso alcuni amici di lunga data.
Il mio secondo libro preferito. Più che consigliato. Raccomandato. Buona lettura.
Per visitare il sito Web di questo libro, fai click qui.
| 7/3/2008
Salve, marmaglia!
Allora, assimilato il lutto, rieccomi tra voi. Quali nuove, dal Regno? Buone nuove? Cattive nuove? No: macabre nuove. Dopo svariati ragionamenti e profonde riflessioni, sono arrivato alla conclusione che sulla mia famiglia pende un'oscura maledizione. I fatti.
Diversi anni fa, la cara nonna E. cadde da una sedia. Durante la visita di controllo si scoprì che, oltre al femore rotto, aveva problemi cardiaci, di pressione e quant'altro ne segue.
Circa nello stesso periodo, mio padre iniziò a soffrire di calcoli, e un errore medico gli causò il taglio delle vie biliari, problema che andava a sommarsi alla pressione ballerina e al menisco partito per la tangente.
Pochi giorni fa, zio D. è stato ricoverato causa calcoli renali.
L'altro zio è passato direttamente al creatore.
L'altra nonna s'è procurata un taglio alla gamba facendo cadere una bottiglietta di Bitter, e commentando (nel suo colorito dialetto):«E che è? Tenemo ji' tutti a facce binidi', ecco 'entro!»
No, nonna cara: chiama un prete, è meglio un esorcismo!
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