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6/28/2008
Ieri, 27 giugno 2008, alle ore 13.55, Zio Totò ci ha lasciati. Leucemia.
Ciao, zio.
6/22/2008
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Alice nel Paese delle Meraviglie
(Lewis Carroll, Alice's Adventures in Wonderland, 1865)
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Attraverso lo Specchio
(Lewis Carroll, Through the Looking-Glass, 1871)
Conscio del fatto che andrò incontro al dissenso di mezza popolazione del pianeta Terra, mi accingo a fare questa recensione.
Che dire di Alice nel Paese delle Meraviglie? Non mi ha preso per niente. Ho amato il Cappellaio e la Lepre Marzolina, il Gatto del Cheshire e la lucertola Bill, ma… Dina, la gatta domestica di Alice, mostra un carisma maggiore e una più intrigante profondità psicologica rispetto a quelli della sua padrona. Una bambina idiota, non credo di poterla definire in un altro modo. In vita, secondo la mia personalissima opinione, il signor Lewis Carroll non solo si sollazzava coltivando il proprio interesse per la pedofilia, ma faceva largo uso di sostanze allucinogene. Guardiamoci in faccia, se una bambina di quell'epoca sognava robe simili, qualche problemuccio doveva averlo. Poi, a scelta, si può scorrazzare nel campo delle metafore, come amano fare i registi di Matrix, ma non ho visto molta materia di cui discutere. Ho però apprezzato a fondo la trasformazione dall'Alice educata e ansiolitica delle prime pagine alla creatura irascibile e attaccabrighe – un poco rozza, in verità – degli ultimi capitoli. Parlare con topi, conigli e duchesse manesche fa passare il bon ton in secondo piano, dico io.
Dipende probabilmente dal fatto che non credo nella teoria dei livelli di lettura. Credo nelle metafore, nelle similitudini, negli accenni e nelle allusioni, ma dubito fortemente che Carroll, mentre scriveva (badate, nel preciso istante della messa su carta), abbia avuto altre intenzioni se non quella di narrare soltanto il sogno di una bambina. Bambina che, a onor del vero, soffre anche di palesi disturbi della personalità; parla da sola, si compiace da sola, si rimprovera da sola. Il tutto ad alta voce.
Le cose cambiano parlando di Attraverso lo Specchio. C'è un po' più di logica, di descrizioni, di stati d'animo e di divertimento.
Apro una parentesi a proposito dell'edizione in mio possesso. Allora, cari traduttori della Newton Compton, questa domanda è per voi. Qual è, esattamente, il titolo originale di questo secondo volume? Bravi, Through the Looking-Glass. Come si traduce in italiano? Ve lo dico io, perché voi non lo sapete granché bene: Attraverso lo Specchio. Ora, la questione era delle più semplici, ma pare che per voi lo sia stata perfino troppo, così avete deciso di 'abbellire' il titolo, perché d'altro canto (secondo voi) l'autore era un idiota e non è stato capace di sceglierne uno decente. Ed ecco il capolavoro: Attraverso lo Specchio Magico. Magico? Perché? Avete letto, anche di sfuggita, il libro che avete tradotto? Avete mica notato che Alice sogna, e che ogni cosa, non solo lo specchio, è 'magica'? Secondo questo ragionamento, tanto valeva rifare anche il titolo del primo volume, che so, Alice nel Magico Paese delle Meraviglie, oppure Alice e la Magica Regina di Cuori... Oh, aspetta. Lo avete fatto! Il titolo originale è diverso da quello italiano! Bravissimi. Mi astengo dal commentare il punto in cui il Ranocchio sostiene di parlare italiano, anziché inglese.
Ma andiamo avanti.
Nel racconto, Alice è una pedina in una partita a scacchi, ma non ragiona minimamente sulle mosse da fare. Si ostina solo a voler superare fiumi – vale a dire i confini delle caselle – e a voler diventare Regina a tutti i costi, senza badare più di tanto alle direzioni da prendere. Ma qui il genio di Carroll interviene in soccorso ancora una volta. In ogni scena in cui cambia casella, Alice (più allucinata che mai), sviene. No! E si ritrova stesa sulla casella giusta, eh! Sempre vittoriosa, sempre in vantaggio rispetto alle altre pedine. Allora uno si chiede:"Va bene, purché diventi Regina… ma una volta che sarà così, cosa accadrà?" Che domanda: niente. Dopo una breve sosta per far addormentare le altre due Regine (in questo modo si capisce meglio che l'unica rimasta sveglia è quella okay), la bambina partecipa a un banchetto, in cui non solo non può mangiare nulla, ma non prova neanche a fare qualcosa di vagamente sensato, se non parlare con il proprio cosciotto di montone. E si sveglia, sgridando la povera Dina.
Punto, fine.
Le parole della curatrice: «In un libro fantastico, però, non può esistere un personaggio del tutto normale (secondo i nostri criteri di normalità, ovviamente) […].»
Benissimo, sono completamente d'accordo… ma qui parliamo di roba chi si trova soltanto da un'altra parte. Qualcuno ha mai avuto modo di vedere il film Paura e delirio a Las Vegas?
| 6/19/2008
A sorpresa, ho ricevuto il Premio Brillante Weblog 2008! Ad assegnarmelo è stato l'amico LucaCP, che ringrazio moltissimo!
Cosa significa Brillante Weblog?
Il Brillante Weblog viene assegnato a siti e blog che risaltano per la loro brillantezza, sia nei temi che nel design, e il suo scopo è di promuovere tutti nella blogosfera mondiale.
Regolamento:
- Al ricevimento del premio, bisogna scrivere un post mostrando il premio e citare il nome di chi ti ha premiato mostrando il link del suo blog.
- Scegli un minimo di sette blog (o più) che credi siano brillanti nei loro temi o nel loro design. Esibisci il loro nome e il loro link, e avvisali che hanno ottenuto il Premio Brillante Weblog.
- [Facoltativo] Esibire la foto (il profilo) di chi ti ha premiato e di chi viene premiato nel tuo blog.
I miei premiati:
- Gamberi Fantasy
- La Regina del Pop Corn
- L'angolo di Jane
- Il castello di Mirtillangela
- Il segnalibro
- Melissa Panarello
- Oltre il bosco di Toradir
Ha ragione Luca, questa cosa è ardua assai!
6/17/2008
Be', ecco una ventosa giornata di nullafacenza.
Per la mia felicità, ieri ho scoperto di aver superato due esami, domani ci sarà la verbalizzazione. La cara nonna m'ha pure elargito un 'diecione' in premio e stasera pizza per tutti. Alé! Peccato che a luglio ne avrò altri due, per cui altro studio all'orizzonte.
Ho aggiornato la cartella Siti amici (la trovate tra i Preferiti) e la sezione Date spettacoli (venite, venite, venite: saranno i miei ultimi spettacoli in dialetto).
Ho ampliato anche la recensione qui sotto perché mi faceva un pelo schifo, sembrava una pubblicità.
La lettura di Alice nel Paese delle Meraviglie procede tranquillamente, anche se non è che mi stia entusiasmando molto: credo proprio di aver sopravvalutato le critiche a riguardo; mi ricorda un po' lo stile de Le cronache di Narnia… e non è un gran complimento. Va be', magari sbaglio e migliorerà prima della fine, o almeno spero. Comunque troverete tutto nella sua futura recensione.
Alla prossima!
No, macché, dimenticavo la parte buffa del post! Ieri pomeriggio ero in casa a leggere un po', quando il telefono ha squillato. Dalla voce sembrava una ragazza.
"Pronto?"
"Sì, salve! Ehm…" Pausa. "Cerco il signor…", e ha fatto il nome di mio padre.
Irritato dal fatto che non si è presentata, le ho risposto:"Non c'è."
"Ah, no, cioè, è che gli volevo dire che…" Pausa. Evidente che stava cercando una scusa plausibile. "…che ha vinto una macchina."
Realizzando che si trattava di uno scherzo telefonico, ho deciso di stare al gioco della simpaticissima sconosciuta. "Scioccante! Una macchina, lei dice?"
"Sì, sì! Proprio!"
"No! Non mi dica! Ma quanto è fortunato, eh?"
"Sì, sì! Infatti!"
"E mi dica… com'è che avrebbe fatto a vincerla?"
"Ma con la lotteria!" E naturalmente non ha detto di che lotteria si trattava.
Ovviamente nessuno ha partecipato ad alcuna lotteria, come mi è stato confermato da mio padre al suo rientro. "Oh, ma che bello. Guardi, appena torna glielo dico." E qui ho inserito la presa in giro:"Sì, sì! Glielo dico proprio, eh!"
Scontenta, ha riso e messo giù.
Ma perché tutti gli idioti li becco io?
Cia'!
Aggiornamento: ho avuto gli agognati quattro crediti per il corso di scrittura e mi sono accaparrato il mio bravo 24 in Linguistica 2! Evvai!
6/13/2008
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'Trilogia di Mirta-Luna'
(Chiara Palazzolo, 'Trilogia di Mirta-Luna':
1. Non mi uccidere, 2005;
2. Strappami il cuore, 2006;
3. Ti porterò nel sangue, 2007)
Sono pochi gli scrittori nostrani in grado di scrivere storie appassionanti, e Chiara Palazzolo è senz'altro una di loro. Distaccandosi dal filone fantastico cui gli autori italiani attingono sempre più frequentemente, la Palazzolo si è dedicata alla stesura di una trilogia dark che l'ha resa celebre nel panorama letterario italiano, in particolar modo per aver arricchito l'immaginario horror con la figura degli inquietanti sopramorti. La serie, edita da Piemme, è composta di tre titoli: Non mi uccidere, Strappami il cuore e Ti porterò nel sangue. Recentemente, i primi due volumi sono stati pubblicati anche in edizione economica, e sono andati a ruba; escluso il caso di qualche fortuita coincidenza, sono ormai materia per collezionisti; l'uscita in economica del terzo libro è imminente.
La protagonista del racconto è Mirta Fossati, giovane studentessa di Perugia. Una vita fin troppo normale, almeno finché non si innamora di Robin, gestore di una galleria d'arte ma invischiato fino al collo nella droga. Inizialmente, Mirta si rifiuta di avere a che fare con quelle sostanze, ma una notte Robin la porta con sé nelle vicinanze di una discarica, deserta e silenziosa, fatta eccezione per la musica proveniente dalle casse della grossa automobile. Robin inizia a preparare il laccio emostatico e propone a Mirta una follia: morire insieme, perché la volontà è più forte della morte. L'amore è volontà. Ritorneremo.
La mente offuscata dall'amore per Robin e dalla potenza di quella promessa, Mirta accondiscende e gli permette di bucarle la pelle con l'ago.
Entrambi muoiono in quell'auto.
Dopo pochi giorni, tuttavia, Mirta riapre gli occhi e scopre di essere dentro una tomba. Morta, irrimediabilmente. La paura non prende il sopravvento su di lei, perché sa che ora potrà restare con Robin per l'eternità. Ma qualcosa va storto; dopo attese estenuanti, il ragazzo non è ancora uscito dalla sua tomba, e Mirta resta sola, vagando per i boschi del Subasio e scoprendo con orrore che per continuare a esistere ha bisogno di nutrirsi di carne viva. In breve tempo, il bosco è disseminato delle fosse dei cadaveri che la ragazza si lascia alle spalle.
Non una zombie (ha una volontà propria), non una vampira (il giorno e la notte le sono indifferenti): una sopramorta, forte, rabbiosa, affamata. E proprio la rabbia la porterà alla decisione più estrema: scoperchiare la tomba di Robin. Ma solo per scoprire che…
Ricchi di scene di inaudito potere narrativo, questi tre volumi sono dei capolavori di genere, sebbene Non mi uccidere sia rimasto insuperato dai successivi.
Strappami il cuore, infatti, non è altrettanto godibile e coinvolgente. Il dramma costituito dalla solitudine di Mirta esprimeva una rabbia e una disperazione che non lasciava scampo al lettore, invece qui quelle sensazioni spariscono, tranne nelle poche pagine in cui la protagonista viene imprigionata. La storia in sé va inesorabilmente avanti, dall'entrata in scena di Gabriel e Max fino allo scontro finale con il personaggio più inaspettato, dalla trasformazione da Mirta in Luna alla scoperta dell'esercito di Gottfried. Bellissimo il prologo. Stesso dicasi per Ti porterò nel sangue. Qui si avverte ancora più chiaramente la mancanza della vecchia Mirta, divenuta ormai una guerriera dura e spietata, indecisa tra due sentimenti amorosi evidentemente troppo diversi tra loro. Sara non convince fino in fondo, e ciò che succede a Helena è del tutto indifferente per chi legge. Al contempo, però, ci vengono spalancate le porte su Gottfried, sulla sua psiche, il suo carattere, i suoi pensieri, specie durante l'incontro finale con Luna, in un dialogo che risponde a una delle domande più importanti della trilogia.
La Palazzolo è stata criticata in base a due fattori. Il primo è la sua scelta di adottare un finale aperto, vale a dire l'atto volontario di non aver risposto ad alcune domande. Tutti si aspettavano un quarto libro, che invece non ci sarà ("La trilogia è conclusa. Quello che mi premeva raccontare era la formazione-trasformazione della protagonista nel passaggio dalla 'viva' e ingenua Mirta alla spietata sopramorta Luna."). Il secondo fattore è la sua punteggiatura: esclusi i prologhi, non c'è uso di virgolette («») nei discorsi diretti, e le frasi sono molto brevi, quasi non c'è traccia di periodi complessi – ma si tratta unicamente di una questione di abitudine. Nel complesso, è senza dubbio una serie più che consigliata. Buona lettura. Aggiornamento: nel marzo 2009 è uscita per Piemme anche l'edizione economica di Ti porterò nel sangue. In copertina troneggia la scritta: "La Stephenie Meyer italiana". Dopo aver letto la 'Saga di Twilight', posso affermare con assoluta certezza che non è vero. La signora Palazzolo non ha nulla da spartire con quella scribacchina per adolescenti rattristati. È incommensurabilmente migliore. Si sta paragonando il ferro arruginito con il platino. I signori responsabili del settore commerciale della Piemme sono cortesemente invitati a non offendere i nostri pochi autori decenti con queste scritte, e a non cercare di ingannare gli acquirenti, specie se per farlo si sfruttano prodotti (comunque di indiscusso successo editoriale) della concorrenza.
Per leggere la recensione de I bambini sono tornati, della stessa autrice, fai click qui.
| 6/11/2008
I sogni hanno davvero un valore? Cos'è? Dov'è? Come si calcola? Non ci capisco più nulla, in testa non ho che una confusione pazzesca, mi sembra di essere finito al centro di un trip psichedelico e furioso. Ho dei sogni. Se non è il nome giusto, magari posso rinominarli aspirazioni. E a nessuno interessano, solo al sottoscritto.
Perché? Che significa, quando la corsa di un sogno viene frenata e sostituita dalle altrui aspirazioni? Il punto con me è sempre quello, non studio e quel poco non frutta nulla. Non so che farci. Ho altro per la testa, molto altro, e voglio fare almeno un tentativo, prima di rassegnarmi a trovare un lavoro che non mi darà la minima soddisfazione. Ho trovato un corso di doppiaggio. Mi viene da correggermi, e non so nemmeno se è il caso. Avevo trovato un corso di doppiaggio.
E i mie genitori se ne sbattono. Che si può mai pretendere da un figlio? Il solito cacchio di futuro migliore? Migliore di che, del loro? E chi se ne frega, del loro? Al mio voglio pensarci da me! Almeno fino a quando, ripeto, non fallirò in tutto ciò che provo. A che scopo mettere al mondo un figlio se poi gli si impongono le proprie scelte? Che fareste, voi, con un figlio? Terreste alle sue passioni e aspirazioni, gli permettereste di provare a esprimerle come desidera? O pretendereste che faccia ciò che volete, ciò che ritenete sia meglio per lui? Con che arroganza si può arrivare a una tale, degenerata conclusione? Cavolo, siete genitori? Allora aiutate i figli! Non gli sbarrate il cammino. Non dategli consigli del cavolo su come sarà più bello il loro futuro, perché non avete la più pallida idea di come potrà essere!
Stasera sono tornato a parlare coi miei. Gliel'ho domandato chiaramente:«Il corso di doppiaggio dipenderà dall'esito degli esami di questo periodo, per qualche oscura ragione?»
E mio padre ha risposto:«Certo!»
Li ho mandati entrambi al diavolo e sono uscito dalla stanza. Mia madre mi ha seguito in camera per parlare, senza successo. La cosa divertente è che giorni fa mia madre mi disse che mille euro erano troppi, per un corso di doppiaggio. Che cosa accidenti ne sai se è troppo? Non stiamo parlando di un corso di taglio e cucito, cacchio! Posso capire che mille è un numero magari eccessivo, ma che poi li trovo entrambi a cercare una casa da comprare al mare per agosto, dico io! Potete spendere una caterva di soldi per una casa, e non potete mollarmi mille euro? A me, che non ho mai chiesto più di venti euro in venti anni, perché se no me li rinfacciate a vita? E poi andate a mollarne quattromila a mia sorella per fare il suo accidenti di dottorato di ricerca a Udine? Lei vuole fare qualcosa e la può fare senza fiatare, e io non posso fare quello che desidero? Nemmeno provarci? Glielo dico sempre: se volete il secchione, state parlando con l'inseminazione sbagliata!
Se è troppo e non vogliono/possono permetterselo (vera la prima), che lo dicano. Mi trovo un lavoro, metto da parte i soldi e lo pago per conto mio. Ma nossignore, perché se mi trovo un lavoro, studio di meno, e se studio di meno devo andarmene di casa! Secondo quale ragionamento malato mi cacciate di casa se trovo lavoro? Il calcolo è semplicissimo: studio e non mi pagano per farlo; non studio e nessuno ne ricava profitto; lavoro e posso aiutare a pagare le bollette di casa e farvi di conseguenza risparmiare. Se non studio, è ovvio che posso trovarmi un lavoro, e conviene a tutti. Io faccio qualcosa di utile sia per me che per voi. E invece no, perché qui si ragiona al contrario, la gente ha le pignatte di segatura nel cranio!
Risultato di tutto questo discorso furibondo: potete permettervi una casa qui, un'altra al mare, tre macchine, vitto e alloggio per cinque persone più due animali domestici, il dottorato di ricerca di mia sorella... e mi negate i soldi che non vi ho mai chiesto e che mai più vi chiederò? Se questo corso di doppiaggio non si farà, dovrò per forza di cose studiare e null'altro, ma lo farò con un tale risentimento, con una tale, svogliata superficialità che tanto varrebbe afferrare la laurea e accenderci il fuoco. Ma se questo dovesse avvenire, giuro che faccio un macello che verrà ricordato per parecchi anni. Perché Marco si arrabbierà. Marco si è arrabbiato solo una volta, in vita sua, e se la ricordano tutti. Spero che non accada di nuovo.
Al diavolo, al diavolo, al diavolo!
6/4/2008
Un estratto dal film V per Vendetta. Questa è la lettera che Evey riceve attraverso il piccolo foro nel muro della sua cella; l'autrice è Valerie, rinchiusa nella cella accanto.
So che non posso in nessun modo convincerti che questo non è uno dei loro trucchi, ma non mi interessa. Io sono io. Mi chiamo Valerie. Non credo che vivrò ancora a lungo e volevo raccontare a qualcuno la mia vita. Questa è l'unica autobiografia che scriverò e… Dio… mi tocca scriverla sulla carta igienica.
Sono nata a Nottingham nel 1985. Non ricordo molto dei miei primi anni, ma ricordo la pioggia. Mia nonna aveva una fattoria a Totalbrook e mi diceva sempre che Dio è nella pioggia. Superai l'esame di terza media ed entrai al liceo femminile. Fu a scuola che incontrai la mia prima ragazza: si chiamava Sara. Furono i suoi polsi… erano bellissimi. Pensavo che ci saremmo amate per sempre. Ricordo che il nostro insegnante ci disse che era una fase adolescenziale, che sarebbe passata crescendo. Per Sara fu così, per me no.
Nel 2002 mi innamorai di Christina. Quell'anno confessai la verità ai miei genitori. Non avrei potuto farlo senza Chris che mi teneva la mano. Mio padre ascoltava ma non mi guardava. Mi disse di andarmene e di non tornare mai più. Mia madre non disse niente, ma io avevo detto solo la verità, ero stata così egoista? Noi svendiamo la nostra onestà molto facilmente, ma in realtà è l'unica cosa che abbiamo, è il nostro ultimo piccolo spazio… All'interno di quel centimetro siamo liberi.
Ricordo come cominciò a cambiare il significato delle parole. Parole poco comuni come 'fiancheggiatore' e 'risanamento' divennero spaventose, mentre cose come 'Fuoco Norreno' e 'gli articoli della fedeltà' divennero potenti. Ricordo come 'diverso' diventò 'pericoloso'. Ancora non capisco perché ci odiano così tanto. Presero Ruth mentre faceva la spesa. Non ho mai pianto tanto in vita mia. Non passò molto tempo prima che venissero a prendere anche me. Sembra strano che la mia vita debba finire in un posto così orribile, ma per tre anni ho avuto le rose e non ho chiesto scusa a nessuno. Morirò qui… tutto di me finirà… tutto… tranne quell'ultimo centimetro… un centimetro… è piccolo, ed è fragile, ma è l'unica cosa al mondo che valga la pena di avere. Non dobbiamo mai perderlo, o svenderlo, non dobbiamo permettere che ce lo rubino… Spero che chiunque tu sia, almeno tu, possa fuggire da questo posto; spero che il mondo cambi e le cose vadano meglio, ma quello che spero più di ogni altra cosa è che tu capisca cosa intendo quando dico che anche se non ti conosco, anche se non ti conoscerò mai, anche se non riderò, e non piangerò con te, e non ti bacerò mai… io ti amo, dal più profondo del cuore… Io ti amo.
Valerie.
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