Marco's profile• LA CITTÀ DEL RE (terre...PhotosBlogListsMore Tools Help

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    5/28/2008

    Editto reale numero LXIX – Disgusto

     
      Fonte: Gay.tv
     
      Che schifo. Che schifo. Che schifo. Leggete quanto segue, per favore. Tutti quanti. E tutti quanti commentate, sempre per favore. Scrivete qualunque cosa pensiate, anche se siete 'contro' l'omosessualità. Potete chiaramente rendervi anonimi, se vorrete, firmando con un nome fittizio.
     
     
    PESARO: MADRE TENTA DI ACCOLTELLARE LA FIGLIA SEDICENNE PERCHÉ LESBICA
    (15/05/2008)
     
      "Venite, mia madre sta andando fuori di testa... mi vuole ammazzare!" È la telefonata con la quale una sedicenne di Pesaro qualche giorno fa ha avvertito il 113 che la madre, casalinga, stava cercando di accoltellarla. La ragazza aveva confessato ai genitori di essere innamorata di una ragazza di diciotto anni e da allora i due avevano tentato di ostacolare la relazione saffica della figlia. Dopo l'ennesima discussione, mentre il padre era in un'altra stanza, la madre ha tentato di accoltellare la figlia all'addome, colpendo fortunatamente la cintura.
      In seguito alla telefonata della ragazza, è giunta sul posto una volante della polizia. La madre è stata denunciata per tentate lesioni aggravate. La polizia ha precisato che i tre figli della coppia erano già monitorati dai servizi sociali perché già in passato erano stati segnalati rapporti difficili all'interno del nucleo familiare.
     
     
      Il prossimo caso, noterete, è ancora più recente.
     
     
    PALERMO: GENITORE ACCOLTELLA IL FIGLIO GAY: "TROPPA VERGOGNA"
    (26/05/2008)
     
      Dopo la tragica vicenda di Pesaro, in cui una madre aveva accoltellato la figlia rea di essere innamorata di una coetanea, un ennesimo caso di violenza omofoba tra le mura domestiche. Questa volta a Palermo, dove un pregiudicato di cinquantatré anni ha accoltellato il figlio diciottenne dopo una furibonda lite  riguardante l'omosessualità del ragazzo. "Non ci ho visto più. Troppa la vergogna e il disonore per questa storia", ha spiegato l'uomo ai carabinieri. Il ragazzo ha riportato ferite da taglio sull'avambraccio e sulla mano destra, oltre ad un trauma cranico facciale. Il padre è stato arrestato per maltrattamenti in famiglia e lesioni.
      L'onorevole Anna Paola Concia rilancia l'emergenza omofobia al governo: "I ministri Carfagna e Maroni e tutto il governo devono rendersi conto che l'omofobia è questione di emergenza sociale e non può essere affrontata caso per caso. In meno di due settimane è il secondo genitore che accoltella il figlio gay: ci deve scappare il morto – chiede la Concia – perché il ministro Carfagna e l'intero governo si rendano conto che il problema non si risolve affrontando il singolo caso? Non basta, seppure politicamente corretto, che la Carfagna mostri solidarietà verso il giovane Christian Floris, pestato sabato scorso a Roma da una squadraccia razzista: è necessario – dice la Concia – che il governo si faccia carico della situazione, promuovendo l'estensione della Legge Mancino ai reati d'odio basati su diversi orientamenti sessuali e identità di genere.
      Il Ministro Carfagna – conclude la Concia – deve inoltre esercitare la funzione educativa propria del Ministero delle Pari Opportunità, attivando azioni positive volte alla sensibilizzazione degli italiani al rispetto verso persone omo e transessuali".
      (Fai click qui per leggere l'approfondimento.)
     
     
      Un altro.
     
     
    POLONIA: LA CHIESA APRE UN CENTRO PSICHIATRICO PER LA CURA DELL'OMOSESSUALITÀ
    (27/05/2008)
     
      La chiesa cattolica in Polonia ha creato un 'centro di riabilitazione' per la 'cura dell'omosessualità'. Così, mentre la settimana scorsa i paesi civilizzati manifestavano per il giorno internazionale contro l'omofobia, il centro cattolico Odwaga apriva i battenti.
      L'associazione psichiatrica americana ha commentato la cosa scrivendo che "l'orientamento sessuale non può essere cambiato su basi scientifiche [...], i tentativi di cura creano un ambiente di pregiudizio e discriminazione". Tra i rischi delle cosiddette cure ci sono danni psicologici irreparabili che possono portare anche al suicidio. Oltre alla chiesa cattolica romana, sono molti i gruppi che tentano di curare l'omosessualità. Tra questi le chiese evangeliche, gli ebrei ultra ortodossi e molte chiese musulmane. Tra le terapie usate, le più frequenti sono l'elettroshock, la terapia dell'avversione, droghe psicotropiche e l'ipnosi.
      Memorabile il caso di una ragazza di quattordici anni, Lyn Duff, costretta a subire mesi di torture per volere dei genitori e dopo 168 giorni di trattamento è riuscita a fuggire e a denunciare alla polizia la famiglia e la chiesa che gestiva il centro.
     
     
      Termino qui. Omofobia nel 2008. È un'espressione poco educata, forse, ma la ripeto ugualmente: che schifo.
     

    Editto reale numero LXVIII – Quando ci vuole...

     
      Salve!
     
      Oggi ho fatto il cattivo. Ecco i fatti.
     
      Ieri avevo lezione. Mi sono seduto tra la Claude a la Anto. Il professore è entrato e ha salutato i presenti. «Buon giorno, buon giorno! Oh, ciao, Marco. Bene, bene, ti sei messo tra due belle signorine, eh? Bravo! Certo,» ha aggiunto con un sorriso sornione che sembrava gridare 'marpione!' «non si può dire che tu sia una rosa tra due spine. Piuttosto, sei una spina tra due rose. Oh! oh!» E ha continuato a ridere di gusto per buoni trenta secondi.
      Mi sono dedicato alla creazione di un sorriso piuttosto soddisfacente, in una apprezzabile imitazione del Maligno. Nel frattempo realizzo. Mi ha dato della spina. A me. Una spina. Loro, rose. E certo. Spina. Io. Tsè.
      E oggi, durante un'altra lezione, la prof si è bloccata per indicarmi. Così. E mi dice:«Lei. Il ragazzo che mi guarda fisso.» Brutta babbiona, stai facendo lezione, dove dovrei guardare? «Una domanda sulle lingue.» Ahia. «Dove si parla il basco?»
      Ah, be'. «In Spagna.»
      «Bravo. Ma non mi basta mica. Nel Nord o nel Sud della penisola iberica?»
      Terror. Fear. Ignorance. Questa non la so! Voglio dire, prendimi uno spagnolo e chiedigli dove si parla il catanese, poi vediamo se lo sa! «Ehm.» Sudori freddi, orecchie scarlatte. «Non... non saprei...»
      E quindi, figuraccia.
      E quindi, mi giravano.
      E quindi... meditavo vendetta.
      Più tardi, dopo pranzo, camminavo sotto i portici del centro storico, e chi incontro? Ovvio, un fermagente. A differenza dei più diffusi fermacarte, i fermagente sono celebri per il fatto che non stanno zitti e fermi come dovrebbero. Sicché l'individuo mi ferma. «Ti interessa?»
      Mi impongo pazienza. «Cos'è che mi dovrebbe interessare?»
      «Questa.» E mi dà una spilla a forma di girasole. I girasoli girano. A me giravano. Mi è parso appropriato starlo a sentire. Si è presentato («Simone Nonricordocosa»), mi ha informato che viene da Padova e m'ha fatto tutto lo sproloquio sui malati bisognosi (parlandone con un gran sorriso), sull'ingiustizia del mondo e infine, naturalmente, sui fondi mancanti. Si è dunque cimentato nell'annosa domanda:«Vuoi aiutarci a far cessare le sofferenze di questa povera gente?»
      Ora, prima di continuare – non vorrei che qualcuno pensasse che io non abbia cuore –, vi dico che codesti individui, come ben sappiamo qui in città, lavorano in proprio. Ergo, i malati bisognosi non li hanno mai visti neanche col binocolo. Sono imbroglioni, in pratica. Probabile che senza di loro la droga smetterebbe di circolare.
      Allora ho optato per il meglio, come faccio sempre. La scusa:«Guarda, senza offesa, eh, ma mi hai beccato in un pessimo giorno. Sono uscito senza il portafogli, non ho proprio una mazza, mi dispiace.»
      E Simone lo fa. «Ah, manco quella, c'hai?»
      Avete mai visto quei cartoon giapponesi in cui il protagonista s'incavola, fa lo sguardo luminoso, stringe il pugno e gli spunta la vena sulla fronte per il nervosismo? Ecco, credo che in quel momento io ci somigliassi parecchio. Una vittima sacrificale gratis non capita sempre. E poi, se l'è cercata.
      «Okay, Simonetto, spalanca i padiglioni. Sei tanto simpatico. Tanto. Però ti sbagli, sai? Ce l'ho, quella. Ma non penso che tu la voglia... O te ne serve una, magari?»
      Mi ha guardato impotente, come se gli avessi assassinato il pesce rosso sotto agli occhi. «N-no... cioè... scusa...» Pover'ometto. Magari gli ho rovinato la giornata.
     
      Saluti!
     
    5/24/2008

    Editto reale numero LXVII – Assessori senza senno

     
      Salve, gente!
     
      Il testo scorrevole funziona nuovamente – evviva evviva! – e a breve vi comunicherò le date degli spettacoli estivi della compagnia Il Gruppo; saranno gli ultimi, per me. La nuova compagnia mi aiuterà a eliminare definitivamente la cadenza aquilana, dopodiché potrò fare richiesta d'accesso in una scuola di doppiaggio, quindi... attenzione, Pino Insegno o Gigi Proietti, sto arrivando!
      Lo spettacolo a san Panfilo d'Ocre non poteva andar meglio, il pubblico era entusiasta e anche i registi. Una specie di valchiria ha tentato di farmi entrare nel suo coro, diceva che gli servivo e cose del genere. Capitano tutti a me, i tizi buffi!
      Anche lo spettacolo dello scorso giovedì 22 al Teatro Comunale è andato benone. C'erano tutte le autorità della città, che insieme ricordavano parecchio una scolaresca di scuola materna. Battevano le mani quando non ce n'era bisogno, lanciavano gridolini eccitati, indicavano qualunque cosa e ridevano sguaiatamente a bocca spalancata.
      Per il resto, l'università va abbastanza bene, almeno finché non sarà periodo d'esami; il corso di scrittura procede bene e quello di cinema anche meglio, visto che il professore viene a lezione una volta su tre.
      Non so bene per quale motivo, la lettura di Ti porterò nel sangue va avanti con lentezza, forse perché l'inizio non mi ha conquistato come è successo con i volumi precedenti.
      Va be', vi lascio, vado a procurarmi lo spuntino di (quasi) mezzanotte e poi a nanna.
     
      Alla prossima! (Uffo, fa' buona guardia!)
     
    5/16/2008

    Editto reale numero LXVI – At last!

     
      Salve!
     
      Dopo anni d'attesa, oggi sono stato finalmente invitato a entrare nella compagnia teatrale La bottega dei guitti. E quindi, appena terminati gli spettacoli estivi... adieu, dialetto!
      Poi.
      Per ragioni a me incomprensibili, il testo scorrevole di questo sito non funziona più, percui vi avverto qui: l'ultima rappresentazione de Il treno ha fischiato... parto senza biglietto avrà luogo alle ore 20.45 circa in... be', in una chiesetta un po' diroccata nel paese di san Panfilo d'Ocre, provincia di L'Aquila. Se volete, ci trovate là. Io sono il medico con la cadenza russa.
     
      Alla prossima!
     
    5/14/2008

    Editto reale numero LXV – Auguri!

     
      Salve!
     
      Oggi è il compleanno della mia amica Claudia e quindi le dedico questo post per dirle:
     
    CARISSIMA CLAUDE, TANTI AUGURI DI BUON COMPLEANNO!
     
    5/12/2008

    Editto reale numero LXIV – Competition

     
      Salve!
     
      Vi invito a votare il racconto di un'amica, che ha recentemente partecipato a un concorso letterario, proponendo un suo racconto.
      Cliccate qui per leggere ed eventualmente votare il racconto.
      Con mia grande vergogna, arrivo in ritardo: il concorso termina domani, quindi, se volete... votate votate votate!
     
    5/8/2008

    Editto reale numero LXIII – Mi scusi, lei ce lo ha grande?

     
      Titolo scioccante, nevvero? Vi spiego.
     
      Oggi sono stato a lezione di Linguistica, e la vasta professoressa era piuttosto allegra. Brilla, sospetto. Parlava di iperonimi e iponimi. Ad esempio, fiore è iperonimo di rosa, mobilio lo è di armadio. Bene, dopo essersi dilungata per un'ora e mezza in esempi di sua personale invenzione, ha deciso di far giocare anche noi. Il poverino era seduto davanti a me.
       Il Confettino Curioso (la chiamiamo così poiché veste in modo assai bizzarro) ha additato la vittima e ha urlato:«Lei! Mi dia un iperonimo!»
      «Ehm... ma io...»
      «Avanti, giovine, avanti.»
      «Di che genere?»
      «Ha ragione. Vediamo... qualcosa inerente la lunghezza. Oppure, sì, : la grandezza!»
      Risatine sparse nell'aula. Il tipo era visibilmente arrossito. «G-grandezza?»
      «Ma sì, certo! Si guardi attorno, via. Non nota nulla di grosso intorno a lei? O magari addosso a lei?»
      Orecchie viola. Respiro affannoso. «Cioè... io, veramente...»
      «Mi scusi, lei ce lo ha grande, no? Cosa può avere di grande, ora? Si concentri. Io lo vedo da qui, si figuri!»
      Ho affondato la testa tra le braccia, come tutti. Non volevo crederci. Mi dicevo:"Se non sta scherzando, diventa la mia eroina!" A quanto pareva non stava scherzando; ma essendo lei ungherese, non conosce granché i doppi sensi italiani.
      «Il suo libro, diamine. Di fronte a lei! Libro è iperonimo di pagine, non crede?»
      Eeeh, a volte anche l'università può essere divertente.
     
      Ma a parte questi simpatici passatempo, vi comunico che in mattinata sono tornato all'Accademia dell'Immagine per terminare le riprese de I cinque piani, il cortometraggio di cui ho parlato nel post precedente. All'entrata, un gruppo di arpie mi ha rapito e portato in un grande stanzone illuminato, riducendomi all'obbedienza a suon di pinze e pennelletti: un quarto d'ora di atroce seduta-trucco (ora so com'è davvero l'Inferno, povere le mie sopracciglia!). Dopo le riprese della mia scena, mi hanno addirittura stretto la mano, i generosoni.
      Ah, adoro il giovedì.
     
      Alla prossima!
     
    5/7/2008

    Editto reale numero LXII – Alternanze

     
      Salve, marmaglia!
     
      Bene, bene, come si suol dire, gallina vecchia fa buon brodo, tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino, trotta trotta cavallino e, naturalmente, yuk yuk!
      Tutto ciò per dimostrarvi che sono ancora in vita e che le mie facoltà mentali sono inalterate. Perciò, ecco per il vostro assoluto diletto le ultime news.
      Tempo fa, durante le ultime rappresentazioni dello spettacolo Il treno ha fischiato... parto senza biglietto, il vostro amatissimo sovrano fu avvicinato da tre loschi figuri. Costoro si identificarono come studenti della locale Accademia dell'Immagine e si dissero interessati a quattro di noi per sottoporli a provino. «Provino per cosa?», chiedemmo.
      «Stiamo realizzando un cortometraggio, ma siamo a corto di attori.» Corto-metraggio. A corto di attori. Ma che simpaticoni.
      «Nooo!» esclamammo increduli. «Che forte! Attori! Noi! Provino! Fama! Gloria! Celebrità!» Accadde così che ci montammo le belle testoline. Giorni dopo, sbarazzini e canterini, ci dirigemmo verso l'Accademia, per trovarci davanti la brusca realtà: il cortometraggio non è un film, è una schifezzuola molto più breve realizzata da studentelli sbarbatelli non professionisti che non conoscono la parolina 'retribuzione'! Trappola e inganno! Moralmente abbattuti, facemmo il provino, e ognuno di noi ne uscì convinto di aver fatto schifo, pena, pietà e compassione. Cosa che, peraltro, era vera.
      Comprenderete il mio stupore quando fui richiamato. Il mio provino era piaciuto. Solo il mio. Non suonava affatto bene. Mi vidi recapitare via e-mail la mia parte di copione. Cinque battute. Da rimpiangere il teatro dialettale, in pratica. Stamane, tuttavia, mi diressi sull'improvvisato set e fui truccato come un fanale: la mia pelle era più luminosa di quella di Andie MacDowell. Sono rimasto lì dalle 15.00 alle 18.30, senza recitare alcunché: i ragazzuoli andavano per le lunghe. Domattina dovrò tornare da loro in orari antidiluviani per girare la misera parte.
     
      D'altro canto, se qualcosa non va benissimo, qualcos'altro fila liscio. Il primo maggio sono stato a Roma con alcuni amici, a vedere il celebre concerto. Be', vedere... ascoltare, piuttosto. Piazza san Giovanni era un attimo piena, una sciocchezza come centosettantamila persone assiepate, schiacciate e compresse tra loro. Il vero spettacolo non era però il concerto, bensì il pubblico. Sollevando lo sguardo nell'aere ondeggiante causa gran calura, si potevano osservare (pregasi immaginare la musichetta di Super Quark) esemplari di essere umano che davano la scalata ai lampioni e alle statue, altri che tiravano con eleganza e perizia rotoli di carta igienica, lattine, bottiglie e contenitori vari. Ma il meglio si annidava nella massa; ogni due metri qualcuno ci si faceva accanto e chiedeva a fil di voce:«Che, te serve 'na canna, frate'? 'n po' d'erba? E su, 'na birretta!» Aaah, che relax. E sulla metro – questa, poi, ha dell'incredibile! – ho potuto rimpiangere gli stornelli campagnoli con cui Goffredo ci deliziava in automobile mentre si andava a fare qualche spettacolo. Alcuni altri esemplari umani, infatti, di età compresa tra i sedici e i venti anni, riuniti in branco, riempivano la carrozza delle loro delicate armonie popolari, dei loro melodici suoni. Mai più guarderò con gli stessi occhi una falce e un martello.
     
      Be', per il resto, l'università va a gonfie vele (esami non ancora in vista, è chiaro), la mia adoratissima Claude è tornata oggi da quel di Berlino, il mitico Fra mi ha regalato un libro che non riuscivo a trovare (ergo, è entrato nel mio personalissimo Pantheon), ho finito di vedere dopo secoli il film Profumo  Storia di un assassino e ho saputo che uscirà il film Coraline, tratto dall'omonimo romanzo di Neil Gaiman.
      Ah, avrete notato l'arrivo del caro Uffo, qui a lato. Un giorno forse capirete cos'ha a che vedere la mia Città con un lupo bianco. Trattatelo bene!
     
      Alla prossima!