Marco's profile• LA CITTÀ DEL RE (terre...PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
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4/17/2008 Editto reale numero LXI – "Arrivederci" alle scene Salve a tutti!
Sono terminati oggi gli spettacoli teatrali della nostra compagnia; lacrime e tristezza, soprattutto per Valentina e Chiara. Vi propongo la lettera scritta da Luca, un ragazzo con cui ho recitato in questi giorni. L'ha scritta ieri e ce l'ha regalata questa mattina, appena prima dell'ultimo spettacolo. Questo per lui era il primo anno, ma avrete l'impressione di leggere le parole di un attore esperto e consapevole.
Salve, Maestà!
Sono il suo dipendente-paziente-collega Domenico-Belluca-Luca.
Ieri sera e oggi è andata meglio... Ho visto addirittura qualcuno che non giocava con il telefonino, ma che anzi sembrava ascoltare... Intervengo per condividere una cosa che ho sentito nel petto stamattina, mentre mi struccavo, guardandomi nello specchio e vedendomi diverso. È dedicato a tutti coloro che hanno calcato il palcoscenico oggi e ieri, dunque anche al padrone di casa, dal quale in più mi aspetto qualche appunto, quanto meno in ambito stilistico.
Domani pronunceremo le nostre ultime battute (per questa volta... non fate gli scongiuri come Domenico) e le luci si spegneranno. Smonteremo la scenografia, svuoteremo i camerini inondati delle nostre cianfrusaglie, laveremo via il fondotinta dai colletti stropicciati delle camicie. La scena rimarrà vuota, muta, desolata, smarrita nel silenzio della sala. Il colore della mattinata si tingerà del tono mesto della malinconia, ed ogni gesto comincerà ad assumere l'aroma vago del ricordo. I nostri passi riprenderanno a rincorrersi gravi e solitari, per le nostre vie, sul palco privo di riflettori delle quotidiane vicende.
Ma oltre la scena soffocata dal silenzio, oltre le reminescenze delle battute nei nostri pensieri (ogni qual volta qualcuno ci risponderà "Apposta!", noi non potremo che rispondere... "E a Borbona... Ma a posta che?"), oltre il copione spaginato, c'è qualcosa che ci lasceremo indietro ma ritroveremo sempre accanto a noi: io penso infatti che la vita ci doni degli incontri, incontri che ci sorprendono, ci sconvolgono, ci fanno crescere. Ogni incontro ci arricchisce, ci legittima nel sentirci vivi e unici, perché in ogni incontro doniamo qualcosa. Io vi ho incontrati, e per questo ringrazio Colui che ce l'ha mandata buona e senza vento. Ho condiviso con voi la fatica, la stanchezza, il sonno, le cavolate e le risate, e il sacrificio di provare e lavorare, e riempire di passione e voglia di fare gli interminabili meriggi "pallidi e assorti" che fossero. Ho condiviso l'opportunità di "vivere davvero quello che gli altri nella vita recitano male", l'opportunità di fare teatro, con voi, e se per caso vi fossi riuscito, è stato per merito di chi ha condiviso con me quest'esperienza.
La vita ci dona degli incontri, dicevo, ma la vita ci insegna anche a proseguire e a superare ogni incontro. Mai restare sui propri passi, mai fermarsi sulla via! Perché la vita, la vita vera, non si ferma mai. E allora cammineremo, perché in realtà non abbiamo alternative. E ogni sera, nei sorrisi mesti delle stelline tremanti, riconosceremo il sorriso di quelle persone che ci hanno accompagnato, che hanno diviso un segmento della loro esistenza, del loro vivere, del loro sentire, con noi. Di quelle persone che adesso fanno parte di noi anche se non ce ne accorgiamo, e nel loro ricordo, tra una lacrima e un sorriso andremo avanti, nella speranza che in altri "pezzi di vita che diventano viaggio", ci si possa ritrovare con gli stessi compagni.
Lo so, mi sto lasciando trasportare dalla malinconia, ma "non bisogna aver paura della malinconia", scriveva un compositore di parole (vero, Chiara?), "perché è proprio quando ci sentiamo grigi che possiamo scegliere se essere Bianchi o Neri".
Voglio concludere confidandovi un segreto. È un segreto che sta scritto nella verità d'ogni cosa e d'ogni giorno, ma la verità è solita sfuggire alla quotidianità per insinuarsi nel profondo delle nostre coscienze.
Il "segreto" è questo: l'eternità si nasconde in ogni istante. È per questo che tutto il divertimento e tutte le emozioni di questi giorni sopravvivranno alle luci spente e al silenzio del palco.
Il sentimento che ci ha avvicinati e portati a vivere per un istante la stessa vita ci ha resi eterni.
Grazie a tutti,
una lacrima e un sorriso,
Domenico-Luca-Belluca.
Per cui, ecco qua: faccio qualche appunto. Siamo stati bravi, ma non abbiamo dato il massimo. La cosa strana è che gli errori peggiori li abbiamo fatto noi "vecchi". Qualcuno parlava solo per acuti, qualcuno gesticolava in modo troppo vistoso, altri dimenticavano le proprie battute. Era una commedia, per cui ben pochi se ne sono accorti, però potevamo decisamente fare di meglio.
Ma è il pubblico ad avere ragione, e si sono divertiti tutti. Le classi meno tranquille che sono venute a vederci si sono rivelate le più attente e pacate, e viceversa, però è andata molto, molto meglio degli anni passati. Franco e Rossana non hanno trovato quasi nulla su cui discutere, Sergio e Anna non hanno fatto che complimentarsi, la preside altrettanto, e lo spettacolo serale ha confermato i progressi di tutti. Il nervosismo e la paura iniziali ci sono per tutti, ma con il tempo si affievoliscono.
Continuate questa avventura, se vi piace, non può che rendervi più forti e sicuri nei rapporti con altre persone. Il pubblico non vi giudica; non voi, almeno, bensì i personaggi che interpretate. I più incontrollabili possono usare tutti gli epiteti che desiderano per commentare l'entrata in scena di una bella o brutta persona, ma questo non equivarrà mai a conoscervi bene, o meglio. Ilaria, ad esempio. Non ha scelto lei il costume di scena, e non vedo in che modo possa essere deleterio il fatto che sua madre lavori come collaboratrice scolastica. Di fatti non se ne è preoccupata minimamente, così come Annaluna e Valeria, taciturne e spaurite, eppure bravissime e solari.
Il teatro è una delle molte esperienze che davvero meritano di essere vissute, e voi lo avete fatto nel modo più giusto: rimanendo voi stessi.
Alla prossima!
4/15/2008 Editto reale numero LX – Il treno ha fischiato Salve, bella gente!
Per la categoria "momenti di gloria", quest'oggi vi propongo alcune news.
In primis, ho superato l'esame di Generi e tecniche del linguaggio cinematografico con un bel ventisette, e quindi satisfaction ad alti livelli.
Poi.
Come dice la cara Alessia nella bacheca, sono iniziate stamane le rappresentazioni de Il treno ha fischiato... parto senza biglietto, spettacolo associato al più lungo La bbusciarda. Nella colonna di sinistra trovate le date e gli orari aggiornati. I primi spettatori sono stati gli studenti del locale istituto industriale, che hanno fatto il solito macello. Sul palco noi tentavamo di parlare, e loro parlavano, giocavano coi telefonini, urlavano e si lanciavano l'un l'altro un rotolo di carta igienica appositamente prelevato dal bagno del sant'Agostino. E il povero Mariano, l'unico bambino della compagnia, si è spaventato e non voleva uscire da dietro le quinte. Fortunatamente questa sera ci aspetta l'unico spettacolo senza studenti, e potremo recitare al meglio senza doverci preoccupare di fare pausa durante applausi senza senso o alzare la voce per sovrastare il chiacchiericcio della folla.
Infine, altra soddisfazione personale: per festeggiare il buon esito dell'esame, mi sono regalato Prendimi... se puoi!, libro di Frank W. Abagnale, da cui nel 2002 è stato tratto il celebre film Prova a prendermi, con Leonardo DiCaprio e Tom Hanks.
Alla prossima!
4/2/2008 Editto reale numero LIX – Che tempo fa?
Non so come cominciare. È come aver visto uno sprazzo di futuro, uno scorcio di percezione. Potente, maestoso, ineludibile. Stavo ballando la nuova canzone di Britney Spears nella solitudine serale della mia stanza, quando è successo. Mi rendo conto che può apparire infantile o stupido, un pensiero "non-adulto". Ho cercato di immaginarmi nel futuro, dopo la laurea, mentre cercavo un lavoro. Non mi sono visto. Ho cercato di figurarmi il giorno della mia laurea, i festeggiamenti, il trionfo. Non mi sono visto. Allora ho cercato di immaginare me stesso tra un anno e, per quanto sia logico pensare che accadrà, non mi sono visto studiare. Avevo solo delle certezze: ho delle capacità, e nessuna di esse è applicabile in un corso di laurea. Non ho voglia. Letteralmente. Il 10 e il 14 di questo mese ho degli esami, e non me ne importa nulla. Che io abbia seguito le lezioni, che io abbia studiato oppure no, nulla ha significato. Sento, sento, che è tutto inutile. Cioè, non perché io abbia timore di questi esami, intendiamoci. Passarli, non passarli, anche solo tentarli: non ne trarrò nessuna soddisfazione, nessun appagamento. Nulla.
So tre cose di me alla perfezione, tre campi in cui potrei riuscire:
Lo so, lo so, cazzarola (è la prima e l'ultima volta che vedete un'espressione gergale qui, in casa mia), i miei genitori mi pagano le tasse universitarie per il mio bene, per far sì che io abbia un futuro roseo, ben pagato, migliore del loro, eccetera. Lo apprezzo, tanto. Ma a venti anni comprendo che il mio futuro non è sui banchi di scuola, non è sui libri (non quelli!), soprattutto non è in un foglio di carta bollato e controfirmato. Non voglio e non intendo consentirlo. A vent'anni voglio essere io stesso a decidere di me e del mio futuro. E quindi, pausa. Ora comanda Marco, ora Marco prova a imboccare e percorrere le strade che sceglie lui. Se poi tempeste e temporali permetteranno che il selciato frani e rovini in qualche burrone, allora saprò che ci sarà sempre la prima strada ancora ad attendermi. Confido nel meteo.
Potrebbe essere questa arroganza o presunzione? Sì... potrebbe. La chiamerò così, quando fallirò. Ora si chiama desiderio e sogno, e non è mia intenzione rinunciarvi.
Alla prossima!
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