Marco's profile• LA CITTÀ DEL RE (terre...PhotosBlogListsMore Tools Help

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    2/23/2008

    Editto reale numero LIII – Pertinenza

     
      Salve!
     
      Di tanto in tanto riemergo dagli antri oscuri e dalle profondità dei libri di testo (non capisco quei vostri sorrisetti, davvero).
      Sono ricominciati i corsi, e quindi mi tocca seguirli... paese che vai...
      Uno di questi corsi è "teorie e tecniche delle comunicazioni di massa". Nuovo corso, nuove idiozie. Il professor Mucca, nome fittizio, viene dal nord-Italia, è appassionato della sua materia e insegna a noi ignorantelli le tecniche del montaggio cinematografico. Possiede la 'e' nobile, come la chiamo io. È stata mia madre a creare questa nuova corrente del linguaggio italiano; l'ha inventata al telefono, con una sua amica. Le 'e' contenute nelle sue frasi erano tutte chiuse, e lei parlava nel seguente modo:"Cara, che béllo risentirti! Da quanto témpo! Tutto béne?" Ecco, anche Mucca parla così:"Gli esercénti dell'época érano responsabili del succésso di un film". Ma come già detto, viene dal nord, e la buffa inflessione è perdonabile. Le pause un po' meno. Così, nel bel mezzo di un discorso (pure coinvolgente, magari), Mucca si blocca. Immobile, in apnea, senza finire la frase, e ci fissa. Uno per uno. Poi si muove, per pulirsi gli occhiali. Torna a fissarci, e quando è sicuro che tutti lo guardiamo, riprende. Lo fa, ci diciamo, per essere certo che tutti siano attenti: se lo guardiamo a nostra volta, vuol dire che stiamo seguendo. Ma lui non sa che noi guardiamo nella sua direzione chiedendoci se sia svenuto, se sia caduto addormentato di schianto sulla scrivania o se semplicemente ci sia rimasto. Però è soddisfatto, e anche noi, perché perdiamo interi minuti di altrimenti noiosissima lezione. E poi la cosa più grave. Usa un verbo che nessuno usa mai: pertenere. Ma lo usa almeno tre volte per ogni frase che pronuncia. Anto è ancora sotto shock.
      Pausa pranzo, si va a procacciare il nutrimento. L'allegra banda (Anto, Claude e io) si è riunita in cerchio e ha confabulato. Inquadratura dal basso.
      «Si va al bar?»
      «A ora di pranzo?»
      «Pasta?»
      «Abbiamo poco tempo.»
      «Mmm... kebāb?»
      «Mi volete morto?»
      «Vero, è pesantuccio... pizza, allora?»
      «Sì. Sì!»
      «Oddio, sì!»
      Evvai, tutti da Pinco a prendere l'agognata focaccia condita. E lì abbiamo trovato lui, il proprietario. No, non Pinco, lui ci lavora soltanto. L'ominide in questione è una vecchia mummia cui sono stati risparmiati i canopi, tornata in vita a seguito di uno strano rito Vudù e che quindi cammina ancora tra i vivi. Crede di essere simpatico a qualunque femmina gli passi sotto il nasone, sia essa una cagna, un'ameba o un essere umano. Mentre eravamo seduti a mangiare, è iniziata la sfilata di buffi clienti abituali in cerca di cibo, tra cui molte ragazze.
      Entra la prima. «Buon giorno!»
      «Carissima!»
      «Una margherita, per favore.»
      Entra la seconda. «Salve!»
      «Carissima! Pizza?»
      «Sì, grazie!»
      La terza. «Wé, ciao!»
      «Carissima!»
      Mi sono girato verso Claude. «Ma chiama tutte 'carissima'?»
      Claude ha esibito un sorriso da vampira:«E certo, questo qua non ricorda mai il nome di nessuno!» Anto ha annuito.
      E poi il top. Stavamo per uscire dal locale, quando è entrata un'ennesima cliente.
      «Carissima!»
      Ma lei ha fatto finta di niente e si è rivolta decisa all'avvenente Pinco:«Ciao! Mi dai quel pezzo di capricciosa, per favore?»
      La vecchia cariatide non si è arresa. «Ma non parlare con lui, che ti fa le porzioni piccole! Dì pure a me...» le ha detto, alzando e abbassando ritmicamente le sopracciglia, mentre una ragnatela di rughe si disegnava sul suo volto, «io ti servo meglio.» Pinco ha grugnito con discrezione e ha lasciato correre. L'artritico ha consegnato il trancio di pizza alla cliente dicendo:«Ecco qua, calda e buona!»
      «Grrrazie...»
      «Sto qua apposta! Mi sfrollicchio e mi sfrollacchio, io!»
      Ci siamo guardati in faccia e siamo fuggiti a ridere altrove.
     
      Alla prossima!
     
     
    2/9/2008

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    Le cronache di Narnia

      (Clive Staples Lewis, The Chronicles of Narnia:

    1. The Lion, the Witch, and the Wardrobe, 1950;

    2. Prince Caspian, 1951;

    3. The Voyage of the Dawn Treader, 1952;

    4. The Silver Chair, 1953;

    5. The Horse and His Boy, 1954;

    6. The Magician's Nephew, 1955;

    7. The Last Battle, 1956)

     

      Scritte negli anni cinquanta dall'autore inglese Clive Staples Lewis, Le cronache di Narnia sono un esempio del classico romanzo inglese per giovani. Ma non ragazzi: bambini. Mondadori si è accorta nel 2007 che un libro non può essere discriminato come 'per bambini' solo perché i protagonisti sono minorenni, e ha eliminato dal proprio catalogo la sezione dedicata, appunto, ai libri per bambini. Io avrei mantenuto una pagina esclusivamente per questo obbrobrio. Atroce, in ogni senso possibile e immaginabile. Lo scrittore è mieloso, zuccheroso, fastidiosamente appiccicoso. Tutti baciano tutti, animali o umani che siano. L'atto di rivolgersi direttamente al lettore è quanto di peggio si possa fare in letteratura, ma qui succede senza il minimo problema, e con frasi del tutto idiote, sul genere:"Sapete, bambini, quel giorno era davvero tanto tanto caldo, e i nostri eroi sudavano molto!" Solo un bambino, peraltro con facoltà cognitive estremamente limitate, potrebbe trovare avvincente una cosa di questo tipo. Le frasi davvero significative si contano sulle dita di una mano. Ma andiamo avanti.
      A parte lo stile di scrittura, c'è un altro fattore da considerare: la religione. Questi sette romanzi, pardon, libri sono una pubblicità palese e gratuita alla religione cristiana, vera e propria propaganda. Fin dall'inizio, viene chiarito che Aslan (il leone gigante la cui enorme stazza non è mai di alcuna utilità) è Gesù. Così, perché è più bello. Ha un padre chiamato Imperatore di tutti i mari, e indovinate un po' chi è? Nel primo libro e nell'ultimo c'è il giardino dell'Eden con tutti i suoi frutti, buoni, succosi e già senza buccia. Normalmente, si sa, non si potrebbero cogliere impunemente, ma i piccoli protagonisti sono proprio fighi, perché se li sbafano senza tante cerimonie. La strega che con una goccia di pozione fa spuntare dolcetti turchi non merita neanche un minimo di commento. Lewis ci riempie inoltre di continui richiami al mondo reale, senza rendersi conto che Narnia è un mondo parallelo, e pertanto la caduta da un burrone non può essere paragonata all'ascensore impazzito di un condominio "come se ne vedono ovunque". Per non parlare degli improponibili nomi che vengono affibbiati a chiunque.
      Analizziamo insieme i sette titoli.
     
    •   Volume 1, Il nipote del mago. Qui già il titolo è tutto un programma. La perfida antagonista di turno si chiama Jadis che, guarda caso, significa 'strega'. Costei è forte e potente, spazza via mondi interi con una parola sola (la "parola deplorevole"!) e riesce pure a guidare un calesse, anche se non ne ha mai visto uno in vita sua. Il cavallo amico dei piccoli eroi si chiama, ehm, Fragolino. Lewis ci fa la grazia, verso la fine della storia, di trasformarlo in un cavallo alato e di ribattezzarlo Piumino, un nome tremendamente epico e adatto. A Narnia il terreno è così fertile, ma così fertile che anche se viene seminato un pezzo di ferro, cresce un lampione. Neanche se Aslan lo avesse fertilizzato personalmente.
    •   Volume 2, Il leone, la strega e l'armadio. Dopo i già citati dolcetti turchi, qui spuntano anche topastri parlanti, leoni resuscitati per miracolo  come è già successo a qualcun altro  e gnometti masochisti dotati di fruste. Se alla fine i quattro marmocchi fossero rimasti a Narnia, sarebbe stata la vera prova che qualche dio esiste. Il film, nonostante sia una delle più grandi stupidaggini mai fatte in campo cinematografico, è infinitamente più bello.
    •   Volume 3, Il cavallo e il ragazzo. Il migliore, senza ironia. Finalmente spariscono i terrestri e tutto si svolge tra i regni di Narnia e Calormen. Niente nomi ridicoli, niente scenette da cabaret, solo avventure in luoghi misteriosi, viaggi al limite della sopravvivenza e città maestose. Peccato il contorno degli altri sei libri.
    •   Volume 4, Il principe Caspian. Realizzato un film anche da questo episodio. Dopo un anno i fratelli Pevensie (il cognome viene scritto diversamente ogni volta che si cambia libro) tornano a Narnia e scoprono che, non si sa bene per quale motivo, lì ne sono passati milletrecento, che forte! Tutti i vecchi amici passati all'altro mondo, un cattivo anche qui, un principe spodestato da rimettere sul trono e la solita battaglia. Nel trailer si vedono delle catapulte, idea geniale solo perché nel libro non ce n'è traccia. Il luogo assediato è forse un mitico castello? No, è una collina pericolante scavata nel fango.
    •   Volume 5, Il viaggio del veliero. Altra piccola perla, di qualità un po' inferiore rispetto al terzo volume. Il protagonista cambia, forse perché Lewis si era accorto che, insieme, i quattro bimbetti avevano iniziato a scocciare. Resta solo Lucy a far compagnia al nuovo acquisto, Eustachio. A parte il nome di questo poveretto, e a parte anche la presenza del prode Ricipí un topo di nobili origini decisamente fuori pezzatura , la storia scorre abbastanza tranquillamente. La ricerca dei sette lord può dirsi convincente. Vengono nominate delle chiese; nelle nostre, a Gesù si accendono candele, ad Aslan forse accendono qualche gazzella.
    •   Volume 6, La sedia d'argento. Evitatelo come la peste. Il peggiore tra tutti e sette. La sedia del titolo compare per circa due righe e poi viene frantumata. Nuova strega, nuove magie. Jadis, almeno, era una strega con denominazione d'origine controllata; dal canto suo, la Regina delle Tenebre (cielo, che nome originale) fa uso di sostanze stupefacenti per lei e per i suoi gentili ostaggi.
    •   Volume 7, L'ultima battaglia. Diatriba tra una scimmia e un asino con contorno di apocalisse, creazione di un nuovo mondo e ingresso gratuito in Paradiso (vale a dire Narnia versione 2.0) per chi ha fatto il bravo. I piccoletti ricevono pure dei super poteri in premio: ora corrono come razzi, saltano come canguri, vedono a chilometri di distanza e ritrovano i vecchi amici che erano morti.
      Avete un nemico per la pelle, magari completamente suonato? Regalategli Le cronache di Narnia!
      È il caso di rammentare uno dei diritti del lettore: se il libro non soddisfa, lo si può chiudere e mettere a posto.
     
    2/7/2008

    Editto reale numero LII – Il giorno dell'utopia

     
      Un post tutto speciale. La notizia principale è che ieri la mia carissima amica Claudia si è laureata, quindi auguroni, Claude, e tantissimi complimenti!
     
      La notizia meno importante è che io ho superato l'esame di Marketing con il professor Frollino, che voi tutti ricorderete, studiando la notte precedente per ben due ore e mezza! La rubrica culturale della radio ha colto nel segno quando, a sera, ha detto che il 6 febbraio viene chiamato il giorno dell'utopia. Mi sa che è vero, qui succedono cose impensabili e meravigliose, di tanto in tanto (perfino dopo lo scorso 13 dicembre)!
     
      Saluti, e ancora auguri a Claude!